Gay Pride e partito democratico: non possumus

18 giugno, 2007

Postato in Politica Interna, Società | 5 Commenti »

gay prideSono amareggiato da tutti i distinguo provenienti da sinistra relativi al Gay Pride di Sabato.
Non credo che saluterò con gioia la nascita del partito democratico, se le posizioni di cattolici militanti saranno così rilevanti da impedire un forte, sentito, fermo e positivo sostegno da parte della sinistra a manifestazioni come quella di Sabato.

La destra è da sempre sorda e cieca di fronte ai legittimi diritti rivendicati dagli omosessuali. Peccato non sia anche muta, anzichè prodursi nel dichiarare stupidaggini e volgarità, al di là di una eccezione, l’unica che abbia mai conosciuto.

Se anche la sinistra comincierà a dimenticarsi del proprio passato di attenzione ai diritti dei più deboli per compiacere un potere forte come la chiesa, si aprirà una ferita nella società e un profondo senso di disorientamento coglierà chi conta sulla laicità dello stato come uno dei principi cardine della democrazia.

La democrazia, per definizione, è aperta a molte verità. Se una verità prevale sull’altra, se accettiamo che uno stato estero imponga la propria verità a scapito di chi, come il popolo del Gay Pride, scende in piazza in centinaia di migliaia per chiedere diritti elementari a lungo negati, il costituendo partito, manca di un elemento fondamentale per potersi definire democratico: la non organicità a poteri alieni allo stato.

A fronte dell’idea che esistano “temi non negoziabili” riguardo ai quali i parlamentari debbano “agire da cinghia di trasmissione” di voleri supremi, o, più prosaicamente, di chi se ne autoproclama unico interprete, a fronte di invasioni di campo come il famoso “spartiacque che inevitabilmente peserà sul futuro della politica italiana“, pessimo lapsus che rivela la certezza e la consapevolezza di poter “pesare”, a fronte di ciò che non possunt et numquam poterunt è necessario affermare inequivocabilmente ciò che non potrà essere accettato entro i confini di un partito che deve essere, per definizione e per cultura politica, laico.

Invito fin d’ora gli iMille a esprimere il loro non possumus laico.
Il partito democratico non potest:

Per favore, pronunciatelo.

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5 Risposte a “Gay Pride e partito democratico: non possumus”

  1. salpetti :

    “I ministri dovrebbero varare provvedimenti per le famiglie, non partecipare alle carnevalate“, ha detto Maurizio Gasparri a proposito del Gay Pride, dimenticando forse che in una democraia liberale ogni manifestazione dovrebbe avere pari dignità, anche quelle pù goliardiche e pittoresce. In Italia dovremmo essere contenti che si possano fare le “carnevalate”, perchè in molte altre parti del Mondo, la libertà a manifestare a espimere il proprio pensiero non è praticamente riconosciuta. Un caso rilevante è la Russia di Putin, dove non solo è stato impedito di fare il Gay Pride (cosa che limita la libertà di parola in qualunque modo la si pensi sui Gay e sula loro manifestazione), ma da quando Putin è al potere sono più di 20 i giornalisti morti in Russia, come denuncia Reporters sans frontierès. Allora comunque la si pensi, in Italia dovemmo essere felici che si possano fare le “carnevalate”!!! ;-)

    salpetti.wordpress.com

  2. scrooge :

    non possum

  3. galearda balda :

    non possum

  4. minavagante :

    “Bisognerà armarsi di pazienza e spiegare che i diritti non sono graziose concessioni da elargire ai più degni, ai più buoni e ai meglio vestiti.
    E che lo sconcerto che provocano le manifestazioni definite eccessive è il punto di partenza di un lavoro sull’intolleranza ben più approfondito.
    Prendere atto delle differenze significa assumerle come dato di fatto.
    Senza se e senza ma e soprattutto senza pretendere che gli individui cambino.”

  5. Giuseppe detto Bepi the blonde :

    Beh ad esempio io sono bisex, anche se molto piu’ gay che straight, e mi chiamo Giuseppe per tutti Bepi. Un agente di cambio famosissimo, il rotariano omosex GianPaolo Gamba di Banca Albertini Syz ( “Berlusconianazista” viscidissimo, che ovviamente dice a nessuno di cio’), tra l’altro nella lista dei 390 del Liechtenstein, mi abbordo’ una sera in un club gay di zona Centrale a Milano. Mi porto’ a letto promettendomi lavoro e beni, e poi, di fatto, scusate se mi lascio andare, me lo ha ficc… due volte, una nel vero senso della parola, e l’altra non mantenendo la parola, vi sembra giusto? Ditemi voi

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