Democratizzare con i carri armati
Postato in Politica, Politica Estera | 3 Commenti »
Anche se penso che, almeno in parte, la polenta gli abbia dato alla testa, credo che il pensiero di Buraku sia da prendere in considerazione. Tuttavia, fintanto che la democratizzazione la si pratica usando il fosforo bianco o i metodi utilizzati ad Abu Graib, non riuscirò mai a considerarla tale.
Il motivo di questa guerra, come lo stesso Alan Greenspan ammette, lo conosciamo tutti.
Prima hanno detto che era per via delle WMD. Gli ispettori europei dissero e ribadirono che non c’era nessuna arma di distruzione di massa, ma il presidente degli USA insisteva.
Fanno la guerra, prendono Bagdad, catturano Saddam e poi, invece di consegnarlo al Tribunale dell’Aja, lo consegnano a un tribunale iracheno, matematicamente certi di vederlo morto ammazzato e pronto da dare in pasto, appeso al cappio, al pubblico americano, spostando in maniera efficacissima l’attenzione dell’opinione pubblica.
Sostengono che, anche se non c’erano WMD, bisognasse comunque combattere quel regime. Peccato che poi, nel governo provvisorio ci mettono gli ex gregari di Saddam, che di quel regime erano parte integrante.
Ora che la partita è persa, che il danno è fatto, che gli Sciiti, maggioranza nel paese, vogliono sovranità sulla loro terra, ora che i Sunniti, che non controllano territori dove è presente il petrolio, non accetteranno a cuor leggero di diventare politicamente insignificanti, essendo minoranza, e che i Curdi hanno ricominciato ad accarezzare l’idea di un Kurdistan indipendente e magari esteso a qualche pozzo lì nei paraggi, ora che anche il NYT spiega “why the United Nations belongs in Iraq“, ora che la sua stessa maggioranza critica apertamente l’operato di Bush, ora che ci possiamo ragionevolmente aspettare una sanguinosa guerra civile in un paese la cui storia non ne ha mai contemplata nemmeno una, fanno, o meglio, invocano una improbabile exit startegy, lasciando alle UN la patata bollente della gestione di questo dopoguerra pieno di incognite. Per dirla con l’Herald Tribune: no exit, no strategy.
Abbiamo visto paesi transitare da regimi a democrazie compiute senza bisogno dei tank americani, magari con guerre civili o rivoluzioni (penso ad alcuni paesi dell’ex-URSS, alla Romania, ai paesi dell’ex-Yugoslavia), o magari anche grazie a una pacifico passo compiuto da un politico illuminato, ma senza bisogno di qualche entità esterna che, magari anche in maniera non del tutto disinteressata, venisse a portare la guerra in un paese in stato di pace.
Questo è potuto accadere grazie alla maggiore consapevolezza raggiunta da quei popoli, perché la battaglia contro i regimi è culturale, e non militare, perché è il popolo che si deve sollevare, e non gli USA a imporre il cambiamento dall’alto.
Nel passaggio che citi si dice:
I pacifisti si sono opposti alla guerra contro la dittatura irachena e si sono battuti per mantenere il mondo nello stato di sempre, proprio mentre le vittime della dittatura si battevano per cambiare il mondo. I pacifisti credono che non esistano valori universali, buoni per tutti e a tutte le latitudini. Sostengono che sia una forma di imperialismo culturale voler estendere i nostri valori fuori dall’Occidente. Questo relativismo culturale giustifica le mutilazioni femminili nel mondo arabo, i burka in Afghanistan, la polizia religiosa in Iran, l’oppressione poliziesca nel regno di Saddam.
Anche a me piace Camillo, ma chiamare in causa Orwell in questo caso è proprio fuori luogo: se esistono valori universali, esiste anche il modo di ristabilirli, pacificamente. Giusto per riprendere gli esempi citati, Amnesty International si sta adoperando da molto tempo in proposito, ma di certo senza usare la forza, se non quella della persuasione. I pacifisti non si sono opposti alla guerra contro a dittatura irachena. I pacifisti si sono opposti alla guerra di liberazione dal prezzo del petrolio iracheno in euro, perché la guerra contro la dittatura irachena non la devono combattere i Marines, ma i diplomatici e le ONG.
Di certo questa guerra non ha insegnato la democrazia a nessuno, anzi, della democrazia occidentale ha fornito proprio una brutta immagine, così brutta che ora, in quei territori, si stanno formando cellule terroristiche dove prima non c’erano.
Democratizzare mi sta bene, ma, per favore, non con i carri armati, non con queste premesse, non in questo barbaro modo: questa democrazia non la vuole nessuno, nemmeno gli Americani.
Articoli simili
Puoi lasciare un commento, o effettuare un trackback dal tuo blog




L’Iran avrà presto il nucleare, se pensi quello che penso io, i Marines si sposteranno solo di qualche centinaio di Km. Purtroppo..
Fortunatamente per noi e l’Occidente tutto, duhangst!
Io, invece, ho proprio l’impressione che, vista la batosta che hanno preso, se ne torneranno a casa in tutta fretta e prima di fare un’altra guerra, aspetteranno un bel po’.
L’opinione pubblica americana è molto delusa e la popolarità di Bush è in picchiata. Ecco perché i democratici possono permettersi di presentare, alle primarie, candidati come Clinton e Obama e aspettarsi di avere il primo presidente donna o il primo presidente di colore.