Dipende da cosa si dice?!

15 Maggio, 2008

Postato in Politica, Politica Interna |

Se una persona parla a un pubblico che fischia e contesta, a un osservatore esterno, l’oratore appare in cattiva luce.

Fini ha consentito che la maggioranza fischiasse e contestasse sonoramente durante l’intervento di Di Petro durante una seduta della Camera trasmessa in diretta televisiva, a tal punto da non consentire al deputato di proseguire il suo intervento.

Rispondendo alle legittime richieste di silenzio da parte di Di Pietro con un “dipende da cosa si dice”, oltre ad aver ampiamente dimostrato di non essere all’altezza del ruolo che gli è stato assegnato, Fini ha anche rivelato quanto poco si sia spogliato del suo passato missino e post-fascista e quanto, in realtà, quegli stessi atteggiamenti di squadrismo siano semplicemente diventati meno fisici e più telegenici.

Non dipende da “cosa si dice”, altrimenti, se si consente di zittire le voci dissenzienti, tanto vale smettere di parlare alla camera e andare direttamente sul balconcino.

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8 Risposte a “Dipende da cosa si dice?!”

  1. duhangst :

    Non sapevo di questa cosa.

  2. neuro :

    in proposito c’è una poesia del grande Stefano Benni risalente agli anni del primo governo berlusconi e benni scriveva deliziosa satira in versi sul manifesto. mi sembra piuttosto a tema visto che all’epoca lo scrittore definiva quello di fini un “lifting democratico” destinato a crollare. visti i recenti sviluppi di ex-estremamente-destrorsi (chi sindaco, chi processato per piazza della loggia, chi presidente di camere eccetera: tutti sistemati, insomma).

    “Alleanza nazionale”
    E quando il ministro
    fu in ufficio insediato
    ricordò il suo passato,
    quella bomba in stazione
    il timer, l’esplosione
    e sospirò con tristezza:
    «Addio, giovinezza»

  3. neuro :

    dimenticavo: saluti!

  4. anonimo italiano :

    @neuro
    eheheheh, grande citazione. :D

  5. Vax :

    Penso che Fini sia il politico più triste dell’attuale maggioranza. Ha dovuto abbandonare i suoi ideali pur di avere una poltrona, con la speranza di poter diventare un leader in futuro, cosa che non sarà mai. Ed ora il nanetto l’ha messo a fare il presidente della Camera, così se l’è levato dai maroni……

  6. chearia :

    Ancora una volta ci viene chiarita la differenza tra l’essere democratici e liberali e la capacità di assumerne la parvenza all’occorrenza.

  7. Ermes :

    le sue parole ci riportano indietro di 60 anni

  8. anonimo italiano :

    @chearia
    Gli zelig italiani sono così poco divertenti, anzi, sono proprio tetri.

    @ermes
    direi di più: mi ricordano i primi vagiti dell’ascesa del fascismo, quando la democrazia, per quanto esile, esisteva ancora e, un pezzetto alla volta, prima zittendo le voci scomode, poi istituendo i tribunali politici, poi dichiarando illegali i partiti, la si sospese.
    Questi lapsus freudiani suonano molto sinistri.

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