Sottigliezze della propaganda di un regime
Postato in Politica, Politica Interna | 13 Commenti »
Non credo che esista l’inferno, ma se esistesse e fosse così com’è nell’immaginario collettivo, e cioè come ce lo ha cantato Dante, il posto che Sabina Guzzanti ha riservato al papa (tormentato da diavoloni frocioni attivissimi) calzerebbe a pennello: punito secondo il principio del contrappasso. Hai tormentato i frocioni diffondendo idee balorde e contribuendo alla diffusione di un clima discriminatorio e spesso violento? Dai frocioni sarai tormentato. Ci hai presi per il culo? Per il culo verrai preso. Non immagino pena più adatta al “peccato” del papa in un contesto come quello dell’inferno dantesco.
Angelino Alfano ha dichiarato che non concederà l’autorizzazione a procedere sul caso Guzzanti.
Ho deciso di non concedere l’autorizzazione a procedere nei confronti di Sabina Guzzanti conoscendo lo spessore e la capacità di perdono del Papa che prevale sulle offese.
Da cittadino e cattolico ho ascoltato anch’io gli insulti lanciati in piazza Navona e ho provato tristezza e vergogna. Ma dopo aver sentito il parere degli uffici che concludono per la procedibilità ho deciso comunque di non concedere l’autorizzazione a procedere anche perché l’accusata si è assunta le responsabilità di quello che ha detto e perché credo che la stagione delle riforma imponga di spegnere i fuochi e non di appiccare nuovi incendi.
La dichiarazione di Alfano è un piccolo capolavoro di retorica della propaganda di regime.
Il Guardasigilli insinua nell’opinione pubblica l’idea che Sabina Guzzanti sia colpevole, confessa, pentita, graziata dal ministro e perdonata dal papa.
A me non risulta che Sabina Guzzanti abbia mai ammesso delle colpe per quel suo discorso, anzi, a me pare che lo abbia sempre rivendicato e con un certo spirito. Insomma il perdono del papa non è mai stato né invocato, né desiderato. La “grazia” del ministro non è mai stata richiesta o auspicata. Anzi, a giudicare da quanto Sabina Guzzanti scrive, sembrerebbe che non vedesse l’ora di andare al processo, farsi assolvere nel merito e spernacchiare gli stessi potenti ancora una volta e ancora più forte.
Oltre all’incriminazione, è stata fatta vittima di un perdono non richiesto. Non deve essere una bella esperienza essere pubblicamente perdonati dal papa per bocca di Angelino Alfano.
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In realtà Alfano ha salvato il papa…
L’equiparazione tra capo dello stato e capo della chiesa cattolica, presente nel concordato del 1929, era stata abolita insieme all’abolizione della religione di stato con la revisione del concordato del 1984.
Quindi un eventuale processo alla Guzzanti si sarebbe concluso con una sentenza di assoluzione e nelle motivazioni il giudice avrebbe scritto chiaramente che il vilipendio al papa non esiste.
Molto più sensate le dichiarazioni di Castelli.
preoccupante: sono d’accordo con castelli
Gran bella mossa di propaganda, senza ombra di dubbio.
ha fatto benissimo alfano.
Se danno alla guzzanti un microfono a un tg per chiederle del processo fa ancora più disastro che a piazza navona.
She’s got balls!
@Prefe
non credo che lo avrebbero fatto: la notizia la vrebbero riferita loro. In che termini te lo lascio immaginare.
probabilmente alla guzzanti potrebbe essere contestata la diffamazione e la lesione dell’immagine; è da considerare che potrebbero esserci gli estremi per richiamare l’articolo 403 del codice penale.
«Art. 403. – (Offese a una confessione religiosa mediante vilipendio di persone).
Chiunque pubblicamente offende una confessione religiosa, mediante vilipendio di chi la professa, è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000.
Si applica la multa da euro 2.000 a euro 6.000 a chi offende una confessione religiosa, mediante vilipendio di un ministro del culto».
prima si rischiava addirittura il carcere con le offese a ministri del culto.
Questo articolo 403 potrebbe tranquillamente essere cancellato a costo zero, magari dal buon Calderoli che ha un ministero apposta…
Per quanto riguarda la diffamazione, la Guzzanti non ha detto nessuna falsità sul papa, l’ha solo preso per il culo. Penso (no, spero) che le due cose siano differenti per la legge italiana, ma non sono assolutamente un esperto…
Già, mossa di propaganda, concordo…
E qua torniamo ad un “vecchio” nodo, sembra che la dx in Italia si sappia muovere solo in un’ottica propagandistica, ma il vero problema è che sembra funzioni.
comunque Alfano doveva intervenire visto che spetta a lui decidere se la Guzzanti debba essere processata oppure no, il fatto che abbia legato la sua decisione ad un valore cattolico, personalmente non so se sia lecito o non lecito.
@Davide
Penso che la satira, che è un linguaggio artistico e che per definizione è uno sberleffo, comunque rientri nel diritto di critica e quindi nell’ambito dell’articolo 21 della costituzione.
Tuttavia non mi stupirei se si cominciasse a censurare l’arte, come si è già cercato di fare con la rana crocefissa. Tappare la bocca agli artisti è stato un gesto tipico di tutti i regimi.
@bnoise
Conoscendo Calderoli è più facile che estenda l’articolo affinché tuteli i druidi.
@Audrey
E’ vero. Non stanno facendo nulla di buono, ma la propaganda funziona. E’ inquietante pensare fino a dove potranno arrivare.
Concordo, l’intervento di Alfano è di parte. Tuttavia Sabina Guzzanti, come ha specificato Davide, sarebbe perseguibile a norma del 403 del c.p.
Ma a che serve parlare del rispetto di leggi quando i nostri governanti hanno precedenti giudiziari (qui ci avviciniamo al 419 bis!!!).
Poi la Guzzanti ha espresso solamente una critica (su un papa che è stato nella Lutwaffwn!!!)
saluti… da tempo che non passavo di qui.
@Mr.Flamingo
Penso che Sabina Guzzanti non sia perseguibile per via degli articoli 21 (libertà di espressione) e 33 della costituzione, quello che difende la libertà dell’arte.
Essendo la satira una forma d’arte, rientra nell’ambito tutelato dalla carta costituzionale.
Esiste una giurisprudenza consolidata in merito alla satira che impone la valutazione dell’esistenza di un nesso di coerenza causale tra la dimensione pubblica di chi è stato fatto oggetto di satira e la natura della satira stessa.
E’ fatto noto che il papa non nutra simpatie per gli omosessuali e che abbia spesso contribuito a creare una cultura di emarginazione nei loro confronti, perciò dipingerlo all’inferno, tormentato dai diavoloni frocioni, presenta un evidente nesso di coerenza causale.
Ovviamente la satira non deve presentare continenza formale, altrimenti non sarebbe più satira.