Ti ricordi quella piazza?

19 marzo, 2009

Postato in Politica, Politica Interna | 3 Commenti »

Il Ministro Brunetta sostiene che gli studenti dell’Onda sono dei “guerriglieri, e verranno trattati come guerriglieri”.

Piazza Tiananmen

3 Commenti »
Torna all'inizio

Sul testamento biologico: Fammi Scegliere!

13 febbraio, 2009

Postato in Politica, Politica Interna | 2 Commenti »

FammiScegliere

Invito i miei lettori ad aderire a questa iniziativa

2 Commenti »
Torna all'inizio

Gli elettori del PD, orfani di rappresentanza, alla manifestazione dell’8 Luglio

4 luglio, 2008

Postato in Politica, Politica Interna | 17 Commenti »

Il ddl sicurezza, il lodo Alfano/Schifani e i recenti provvedimenti in materia di giustizia sono uno dei più inauditi attacchi alla democrazia dopo il golpe Borghese.
A giudicare dalla massiccia adesione di intellettuali e personalità alla manifestazione dell’8 Luglio sembrerebbe che io non sia l’unico a pensarla così.
Credo che la totalità degli elettori del PD voglia esprimere dissenso nei confronti del governo e delle leggi vergogna che si vorrebbero promulgare.

Penso che l’intero elettorato di sinistra si sia accorto che questi provvedimenti, che prendono le impronte digitali ai bambini e garantiscono impunità ai delinquenti di grosso calibro, che gambizzano la Magistratura e imbavagliano la stampa, siano utili alla solita combriccola e dannosi per il resto del paese. Tutto il popolo della sinistra prova indignazione per questa ennesima spallata allo stato di diritto.

Tuttavia Veltroni annuncia che il PD non scenderà in piazza.

A nulla sono serviti gli appelli del direttore di Micromega, la lettera in cui Di Pietro gli rivolge un caloroso invito a partecipare, le osservazioni di Umberto Eco, le parole di Sabina Guzzanti o l’ira e il disappunto dei girotondini.

Secondo il suo leader, il PD non va in piazza “a gratis, senza sapere perché, senza aver partecipato a definire la piattaforma delle rivendicazioni, senza sapere chi si trova accanto“.

A gratis?! Io penso che una consistente fetta della sinistra italiana, tra i quali molti elettori del PD, pagherà il biglietto del treno o dell’aereo solo per andare in piazza Navona e rivendicare il proprio dissenso, mentre il segretario del PD si fa scavalcare a sinistra da Famiglia Cristiana.

All’interno del PD ci si è interrogati a lungo, dopo le batoste alle Politiche, a Roma e in Sicilia, e ci si è autoflagellati ripetendo il mantra del ristabilire il rapporto con la base elettorale. In piazza Navona, l’8 luglio, ci sarà un sacco di base elettorale per un grande partito di centro-sinistra a vocazione maggioritaria, ma la cecità dell’attuale dirigenza le ha impedito ancora una volta di riconoscere quell’enorme bacino di elettori che da anni sono orfani di rappresentanza e, ritenendoli i meno peggio, votano con rassegnazione e inerzia una classe dirigente decotta che, una volta eletta al governo o all’opposizione, non li rappresenterà più.

17 Commenti »
Torna all'inizio

Una grande occasione per la Spagna, un’idea per l’Italia

10 marzo, 2008

Postato in Politica, Politica Estera | 3 Commenti »

La fiducia riconfermata e cresciuta nei confronti del premier spagnolo che ha legiferato su aborto, divorzio, matrimoni omosessuali e ora di religione, introducendo in Spagna una ventata di aria fresca che il paese ha apprezzato, dovrebbe essere vista dalla classe dirigente italiana come una traccia. Ora che Zapatero è di nuovo alla guida del paese, la Spagna avrà una grande occasione: consolidare i valori della laicità nel comune sentire del popolo spagnolo.

Mi auguro che anche il nostro centro-sinistra, coadiuvato dall’esperienza Radicale, inizi questo percorso e che riesca a spostare lo zeitgeist italiano verso una maggiore indipendenza etica e politica: vorrei svegliarmi in un paese in cui un candidato possa dire: “anche i vescovi devono rispettare la legge” e che questa legge non preveda l’attuale gestione dell’8×1000, l’esenzione dall’ICI, gli insegnanti delle scuole pubbliche nominati dai vescovi e tutti quei privilegi che l’eccellente Curzio Maltese ci ha illustrato su Repubblica. Spero in una legge chiara su coppie di fatto e unioni omosessuali, spero in una regolamentazione inequivocabile riguardo a RU486 e pillola del giorno dopo, spero in norme precise in materia di eutanasia e testamento biologico, spero in punizioni esemplari per contrastare discriminazione e omofobia.

Zapatero ce lo ha confermato: “Si può fare”. Si può vincere senza Bertone e senza Binetti. Si può vincere anche senza il placet del Vaticano. Si può legiferare in aperto contrasto con ciò che la CEI ci vuole imporre e lo si può fare guadagnando consenso.

In democrazia, anche il papa è solo uno degli interlocutori: siamo un paese democratico e abbiamo bisogno di una politica libera che tuteli i diritti dei più deboli e non di un monarca assoluto designato da Dio che decida della legge a prescindere da chi sieda in Parlamento.

3 Commenti »
Torna all'inizio

Democratizzare con i carri armati

21 settembre, 2007

Postato in Politica, Politica Estera | 3 Commenti »

Anche se penso che, almeno in parte, la polenta gli abbia dato alla testa, credo che il pensiero di Buraku sia da prendere in considerazione. Tuttavia, fintanto che la democratizzazione la si pratica usando il fosforo bianco o i metodi utilizzati ad Abu Graib, non riuscirò mai a considerarla tale.

Il motivo di questa guerra, come lo stesso Alan Greenspan ammette, lo conosciamo tutti.
Prima hanno detto che era per via delle WMD. Gli ispettori europei dissero e ribadirono che non c’era nessuna arma di distruzione di massa, ma il presidente degli USA insisteva.
Fanno la guerra, prendono Bagdad, catturano Saddam e poi, invece di consegnarlo al Tribunale dell’Aja, lo consegnano a un tribunale iracheno, matematicamente certi di vederlo morto ammazzato e pronto da dare in pasto, appeso al cappio, al pubblico americano, spostando in maniera efficacissima l’attenzione dell’opinione pubblica.
Sostengono che, anche se non c’erano WMD, bisognasse comunque combattere quel regime. Peccato che poi, nel governo provvisorio ci mettono gli ex gregari di Saddam, che di quel regime erano parte integrante.

Ora che la partita è persa, che il danno è fatto, che gli Sciiti, maggioranza nel paese, vogliono sovranità sulla loro terra, ora che i Sunniti, che non controllano territori dove è presente il petrolio, non accetteranno a cuor leggero di diventare politicamente insignificanti, essendo minoranza, e che i Curdi hanno ricominciato ad accarezzare l’idea di un Kurdistan indipendente e magari esteso a qualche pozzo lì nei paraggi, ora che anche il NYT spiega “why the United Nations belongs in Iraq“, ora che la sua stessa maggioranza critica apertamente l’operato di Bush, ora che ci possiamo ragionevolmente aspettare una sanguinosa guerra civile in un paese la cui storia non ne ha mai contemplata nemmeno una, fanno, o meglio, invocano una improbabile exit startegy, lasciando alle UN la patata bollente della gestione di questo dopoguerra pieno di incognite. Per dirla con l’Herald Tribune: no exit, no strategy.

Abbiamo visto paesi transitare da regimi a democrazie compiute senza bisogno dei tank americani, magari con guerre civili o rivoluzioni (penso ad alcuni paesi dell’ex-URSS, alla Romania, ai paesi dell’ex-Yugoslavia), o magari anche grazie a una pacifico passo compiuto da un politico illuminato, ma senza bisogno di qualche entità esterna che, magari anche in maniera non del tutto disinteressata, venisse a portare la guerra in un paese in stato di pace.
Questo è potuto accadere grazie alla maggiore consapevolezza raggiunta da quei popoli, perché la battaglia contro i regimi è culturale, e non militare, perché è il popolo che si deve sollevare, e non gli USA a imporre il cambiamento dall’alto.

Nel passaggio che citi si dice:

I pacifisti si sono opposti alla guerra contro la dittatura irachena e si sono battuti per mantenere il mondo nello stato di sempre, proprio mentre le vittime della dittatura si battevano per cambiare il mondo. I pacifisti credono che non esistano valori universali, buoni per tutti e a tutte le latitudini. Sostengono che sia una forma di imperialismo culturale voler estendere i nostri valori fuori dall’Occidente. Questo relativismo culturale giustifica le mutilazioni femminili nel mondo arabo, i burka in Afghanistan, la polizia religiosa in Iran, l’oppressione poliziesca nel regno di Saddam.

Anche a me piace Camillo, ma chiamare in causa Orwell in questo caso è proprio fuori luogo: se esistono valori universali, esiste anche il modo di ristabilirli, pacificamente. Giusto per riprendere gli esempi citati, Amnesty International si sta adoperando da molto tempo in proposito, ma di certo senza usare la forza, se non quella della persuasione. I pacifisti non si sono opposti alla guerra contro a dittatura irachena. I pacifisti si sono opposti alla guerra di liberazione dal prezzo del petrolio iracheno in euro, perché la guerra contro la dittatura irachena non la devono combattere i Marines, ma i diplomatici e le ONG.

Di certo questa guerra non ha insegnato la democrazia a nessuno, anzi, della democrazia occidentale ha fornito proprio una brutta immagine, così brutta che ora, in quei territori, si stanno formando cellule terroristiche dove prima non c’erano.
Democratizzare mi sta bene, ma, per favore, non con i carri armati, non con queste premesse, non in questo barbaro modo: questa democrazia non la vuole nessuno, nemmeno gli Americani.

3 Commenti »
Torna all'inizio

Tentativo di eversione

6 luglio, 2007

Postato in Politica, Politica Interna | 1 Commento »

Se ciò che ora ci sembra verosimile corrisponde a realtà, sarebbe stata scritta una pagina avvilente nella nostra storia, davvero inquietante e avvilente.
L’ex-capo del Sismi, Pollari, potrebbe aver spiato magistrati e giornalisti durante il governo Berlusconi.
Il Sismi è direttamente controllato dal ministero degli interni. Ai tempi, il ministro era Antonio Martino.
Uno dei collaboratori dell’ex-capo del sismi era Pio Pompa, il quale, appena nominato scrive a Berlusconi un fax con uno stucchevole ringraziamento, fuori luogo nei toni e nel merito.
I magistrati fatti oggetto di spionaggio, di dossier discreditanti (scoperti nell’archivio di via nazionale), di piani per “azioni traumatiche” a scopo intimidatorio e altre simili amenità erano spesso attivi in processi che vedevano coinvolti esponenti del centro destra: Bruti Liberati, Caselli, Colombo, D’Ambrosio, Bocassini, Davigo, gran parte del pool di Milano, assieme ad altri magistrati delle procure di Torino, Roma e Palermo.
Questo tipo di attività non rientra nei compiti del servizio segreto militare.
Repubblica ha pubblicato alcuni dei documenti scoperti, ai quali rimando per approfondire la gravità dei fatti.
Se le accuse saranno confermate, saremmo di fronte a un tentativo clamoroso di eversione, un colpo di stato silenzioso, una cospirazione ai danni della democrazia in Italia, messa in essere da coloro i quali portano la parola “Libertà” nel nome. Sarebbe davvero ironico che chi si è riempito la bocca di libertà ora venga scoperto responsabile di uno scandalo volto a imbavagliare magistratura e stampa.
C’è tutto: c’è il movente, cioè il consolidare il potere; la canna fumante, cioè i dossier, gli appunti, i documenti, le intercettazioni e tutto ciò che si è ritrovato o conosciuto, e c’è anche il corpo: la democrazia.

Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana.

Silvio Berlusconi (allora presidente del consiglio)
1 Commento »
Torna all'inizio