L’Evoluzione della Religione

22 gennaio, 2009

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Perché l’Uomo crede in dio? Cosa spinge un così gran numero di persone ad abbracciare credenze e superstizioni ancestrali ed evidentemente assurde? Due importanti ricercatori ce lo spiegano in maniera semplice e approfondita. I grassetti sono miei.

La Nicchia dell’Uomo

L’Uomo, come tutti gli altri esseri viventi, è il prodotto di quattro miliardi di anni di processi evolutivi. Siamo stati modellati e forgiati dai ritmi della geologia e dal clima del nostro pianeta così come dalla continua interazione tra gli organismi biologici. Esisti perché per eoni i tuoi antenati, dai batteri ai primati, hanno lottato e si sono riprodotti con successo. I geni che abitano in ognuno di noi sono ciò che ha aiutato i nostri antenati non solo a sopravvivere, ma anche a riprodursi in quantità maggiori rispetto ai loro concorrenti. E, anche se può sembrare improbabile, tu sei qui grazie al successo di miliardi e miliardi di generazioni.

Ogni specie vivente nel pianeta – dai cavoli alle balene – è passata attraverso questo processo, e si è evoluta per adattarsi a una particolare nicchia. E’ capitato che la nicchia in cui l’Uomo si è evoluto ha enfatizzato, a scapito della forza muscolare, il cervello, il quale ci ha dato linguaggio, creatività, curiosità e il più complesso sistema sociale di qualsiasi altra specie. Tuttavia il nostro cervello così potente è prigioniero di una continua battaglia tra la ragione e le paure ancestrali. Questo conflitto ci aiuta a capire le ragioni per le quali la religione ha mantenuto una forte presa nell’umanità e perché la ragione deve ancora lottare per essere ascoltata.

La nostra abilità nel risolvere complessi problemi cognitivi si è perfezionata lungo la nostra lunga e lenta storia evolutiva. Moti adattamenti, passati attraverso il setaccio dei limiti ambientali, hanno prodotto un cervello sempre più complesso. Questo processo è culminato in un software altamente specializzato nell’accomodare le competitive gerarchie sociali che sono state un aspetto cruciale dell’evoluzione dei primati e dell’Uomo in particolare. Noi umani abbiamo sviluppato un peculiare e complesso sistema di comunicazione, il linguaggio, il quale, in cambio, ha permesso lo svilupparsi di interazioni sociali sempre più complesse.

Adattamenti: progetti per il successo

Ma stiamo facendo troppi salti in avanti: dobbiamo considerare una moltitudine di adattamenti che ci hanno condotto a dove ci troviamo ora. Gli adattamenti riguardano caratteristiche fisiche e comportamentali che consentono a una specie di sopravvivere nella sua maniera specifica. Essendo la maniera specifica dell’Uomo così unica e complessa, svolgere concetti della cultura, come la religione, non è un’impresa facile, e siamo ancora nell’infanzia dell’esplorazione delle nostre radici evolutive. Un modo di pensare a questi peculiari adattamenti umani consiste nel paragonarli a una serie di upgrade del software e dell’hardware, tutti interdipendenti tra loro.

Una falsa obbiezione, comunemente sollevata dai creazionisti (inclusi i sofisti del ‘design intelligente’), è che gli adattamenti non possono funzionare fino a quando non sono terminati e posti in essere: pongono domande tipo: “cosa c’è di buono in mezzo occhio?”. Il biologo Richard Dawkins ha dedicato più di un libro a rispondere a domande di questo tipo. La teoria della selezione naturale di Darwin ha rivelato il mistero di come il più piccolo degli adattamenti incrementali, in lunghi archi temporali, possa giungere all’evoluzione di qualcosa di complesso come un occhio o il linguaggio [*1]. Lo sviluppo reciprocamente necessario dell’hardware e del software dei computer richiama, anche se in un arco temporale più breve di un ordine di grandezza, come gli adattamenti siano incrementati nel corso del tempo. Il tuo laptop è un supercomputer, rispetto agli standards di ieri, e si farebbe beffa di quei giganteschi computer di cui si ha memoria. Attraverso piccoli passi incrementali sia nell’hardware che nel software, l’informatica è avanzata oltre a quanto potesse sognare solo qualche generazione prima (se hai qualche dubbio in proposito, guarda un vecchio episodio del Ritorno Star Trek e interrogati sull’enorme banco dei computer di bordo). Certo, le mutazioni e gli adattamenti testimoniate dal’industria informatica erano in vero progettate da essere intelligenti che avevano in mente obbiettivi specifici. Gli adattamenti biologici, in contrasto, erano guidati dalla cieca e spesso crudele mano della selezione naturale. L’evoluzione ha un solo obbiettivo: replicarsi con successo.

Nell’Uomo, la traiettoria che ci ha portati dai batteri ai pesci, ai rettili fino ai mammiferi, inclusi i primati, ha lasciato un marchio indelebile. Un’interessante e divertente lettura in merito al nostro unico percorso evolutivo è Your Inner Fish (“il Pesce che è in Te”) di Neil Shubin. Shubin suggerisce che quando osserviamo come il nostro corpo è costituito, un progettista intelligente diventa ancora meno plausibile — ci sono troppi difetti, troppe “toppe” che non funzionano a dovere, ma abbastanza buone da cavarcela. La mente non fa eccezione: siamo il prodotto di milioni di piccoli adattamenti — e non c’è nessuno incaricato a farli funzionare tutti a dovere e correttamente assieme — finiamo per avere ogni tipo di contrattempo psicologico. La religione è uno di questi.

Fabbricare attrezzi: obbiettivi e processo

All’inizio del nostro passato da ominidi, l’Homo Abilis ha sviluppato la capacità di fabbricare degli attrezzi. Una tale abilità rendeva loro necessario pianificare in anticipo, imparare dai propri errori, così come imparare da altri individui, forse in una relazione “maestro-apprendista”. Dal punto di vista psicologico questo potrebbe essere stato il seme dal quale nacque la nostra necessità di scorgere un proposito non solo nelle cose costruite dall’uomo, ma anche in tutte le cose — attrezzi e armi erano fatti con un proposito, quindi perché non anche le stelle e i fiumi? Quegli ominidi che diventarono leggermente più proficienti nel fabbricare attrezzi, nel pianificare e orientare verso obbiettivi avrebbero avuto più successo, avrebbero lasciato un maggior numero di discendenti — e quegli individui di successo diventarono i nostri antenati. Attraverso piccole mutazioni, sia fisiche che psicologiche, i nostri antenati diventarono più capaci in questi ambiti. Gli adattamenti necessari per la manifattura e l’uso avanzati di attrezzi avrebbero guidato la necessità psicologica di individuare un proposito. Mentre raccoglieva una selce, il tuo antenato avrebbe dovuto avere l’abilità di determinare se questa pietra avesse posseduto le qualità necessarie per produrre un attrezzo per tagliare o la punta di una lancia — e questa abilità è il diretto risultato di una mente orientata all’individuazione di un proposito. Ritorneremo sulla critica importanza di saper individuare propositi in un momento.

Teoria della Mente

L’abilità nel fabbricare attrezzi per raggiungere uno scopo finale è solo uno degli adattamenti che possono averci predisposto alle credenze culturali e religiose. Tutto sommato, gli scimpanzé sono capaci di fabbricare attrezzi, di imparare dagli altri scimpanzé e di assumere comportamenti tesi a un obbiettivo. Un significativo adattamento che ha guidato il corso dell’evoluzione umana è stata la nostra capacità di vedere il mondo attraverso gli occhi di un altro — conosciuta come la ‘teoria della mente’. Questa abilità, che ci permette di attribuire agli altri uno stato mentale come credenze, desideri o intenzioni diverse dalle nostre [*2], è così complessa che non si sviluppa nei bambini prima che non raggiungano i quattro anni circa [*3]. Anche se alcuni scienziati sostengono che i nostri cugini più prossimi, gli scimpanzé, posseggano una qualche abilità nel percepire le intenzioni degli altri — è l’Uomo colui che ha affinato questa abilità ad arte.

Cosa ha a che fare tutto ciò con la religione? Quando i nostri antenati svilupparono una sensibilità nei confronti dei pensieri altrui come un aiuto per scoprire cosa si nasconde dietro ai comportamenti esterni e visibili, avrebbero iniziato a scorgere, ovunque guardassero, una forza creativa e intelligente. Un individuo, mentre guardava un altro scheggiare una selce, gli avrebbe attribuito un proposito simile al proprio mentre fabbricava un attrezzo. Quindi avrebbe anche assunto che il fulmine, la pioggia, il sole, le stelle, la luna dovessero aver avuto dietro un qualche tipo di forza creativa dotata di propositi. Qui possiamo trovare le più profonde radici delle nostre credenze religiose.

Parentela

Uno dei più importanti contributi alle scienze dell’evoluzione è stata la selezione di parentela, come proposta da D. Hamilton [*4]. Alla sua teoria, immersa in complesse equazioni matematiche, venne data vita nel pionieristico libro di Richard Dawkins The Selfish Gene (il Gene Egoista).
Hamilton propose che, mentre il trasmettere i nostri geni direttamente alla nostra prole è un modo di garantire il nostro successo riproduttivo, l’aiutare quegli individui che ci sono strettamente apparentati, anche a scapito nostro, può allo stesso modo assicurare la sopravvivenza dei nostri geni. Qualsiasi specie di animale sociale, laddove i parenti di solito vivono nello stesso gruppo, nello stesso branco o nello stesso stormo, avrebbe sviluppato adattamenti volti a riconoscere i propri affini, valutare il loro grado di parentela e assistere quelli maggiormente vicini. Questa probabilmente è la ragione per la quale si è più portati a donare un rene alla propria sorella e non alla propria cugina di terzo grado.

Mentre tutti gli animali che vivono in gruppi sociali possono avere variabili strategie per riconoscere e ripagare i legami di parentela, l’Uomo è unico in quanto il linguaggio ha permesso lo svilupparsi di parentele fittizie. Da molto tempo i pastori hanno manipolato il concetto di parentele fittizie. Quando arriva primavera, sia le pecore che gli agnelli muoiono. Se la pecora muore, anche l’agnello rimasto orfano muore, a meno che non si trovi una pecora che lo allatti. Tuttavia non è interesse della pecora allattare un agnello non imparentato, e allora il pastore ha imparato che se si scuoia la prole deceduta della pecora e mettendo la pelle sull’agnello orfano, si riesce a far credere alla pecora che l’agnello sia il suo. In altre parole la si può manipolare per farle accettare una parentela fittizia.

Il riconoscimento delle parentele nell’Uomo avviene in due modi. Il metodo primario è estremamente arcaico. Semplicemente riconosciamo come affini quegli individui che mangiano con noi, condividono gli stessi ambienti durante il sonno e ci forniscono cibo e conforto. Tuttavia, con l’avvento del linguaggio, la definizione di affinità è diventata più complessa. Ogni cultura del mondo definisce e mantiene traccia delle affinità. Quando i nostri antenati formarono gruppi sempre più larghi, tenere traccia di chi era affine attraverso definizioni verbali dell’affinità diventò sempre più importante (questo aiuta a spiegarci i riti ancestrali). a tutto ciò aprì la porta alla creazione di affinità fittizie — che significa assegnare il nome di un affine a individui non strettamente apparentati. Questo sarebbe stato estremamente utile per la coesione del gruppo, specialmente in tempo di guerra [*5].

Con l’avvento dell’agricoltura, della proprietà della terra e dell’accumulo di ricchezze, i nostri antenati cominciarono ad aggregarsi in comunità sempre più ampie e permanenti. La nascita di villaggi, paesi e città mise assieme masse di individui non apparentati. Quando questi insediamenti crescevano e si espandevano, le guerre tribali per la conquista di territori divennero inevitabili. In un piccolo gruppo, in cui tutti erano strettamente imparentati, sacrificare la propria vita in difesa di un parente vicino avrebbe recato beneficio ai propri geni. Tuttavia, in gruppi più larghi in cui la maggior parte delle persone non erano parenti stretti, come potevano i capi convincere i guerrieri a morire per difendere individui non imparentati? Il linguaggio agisce come la pelle dell’agnello e inganna la mente facendole attribuire parentela dove non c’era usando termini di affinità come “fratello”, “padre”, “sorella” e “madre”[*6]. Per mantenere unita una piccola nazione, queste parentele fittizie sarebbero state essenziali. Non senza ragione, anche oggi , i militari si sforzano per creare un senso di “fratellanza” tra soldati. Dove il linguaggio avrebbe fornito la piattaforma sulla quale costruire un’affinità fittizia, ci sarebbero state cerimonie rituali per solidificarla. La prossima volta che parteciperai a un battesimo, osserva la ritualizzazione di un bambino che viene accettato nella “famiglia di Dio”.

Il Conflitto tra la Mente Arcaica e la Ragione

Vicini alla fine del nostro viaggio verso l’Uomo moderno, abbiamo sviluppato la capacità di pensare astrattamente. Non avremmo potuto scrivere questo articolo non avendo l’abilità di astrarre e ragionare, così come tu non saresti stato in grado di comprenderlo, se non avessi avuto queste capacità. Pensare in questo modo è una caratteristica che apparentemente appartiene unicamente all’Uomo, e addirittura non tutti ne sono capaci. I preadolescenti semplicemente non hanno una configurazione celebrale per farlo. La configurazione cerebrale di un preadolescente differisce ampiamente da quella che avrà da adulto. Ci vogliono circa 12 anni dopo aver raggiunto la pubertà prima che i lobi frontali si sviluppino completamente [*7]. I nostri lobi frontali sono il punto chiave dei comportamenti sociali, del pensiero astratto, della pianificazione e soluzione di problemi complessi. L’Uomo ha sviluppato il più elaborato corredo di lobi frontali di tutto il pianeta — è la nostra nicchia evolutiva.

Ma lobi frontali altamente sviluppati sono entrati in gioco in ritardo e devono ora competere con il cervello arcaico che fu il motore che alimentò in nostro successo evolutivo. Proprio come Shubin sostiene che il nostro corpo sia più simile a un insieme di pezzetti raccattati a una vendita di beneficenza e giustapposti alla meno peggio e che più o meno funzionano … anche il cervello è composto da parti che spesso sono in conflitto tra loro poiché assolvono differenti compiti e hanno diverse priorità.

Chiamiamo i nostri lobi frontali ‘io-intelligente’ e la parte più arcaica del nostro cervello ‘io-primitivo’. il nostro io-intelligente sa che mangiare troppo e non fare abbastanza esercizio fisico è per noi un danno, è causa di problemi cardiaci, diabete e di un aspettativa di vita più breve. Ma il nostro io-primitivo è comunque preparato al rischio di morire di fame, quindi semplicemente non può capire perché l’io-intelligente ti voglia negare un bel Big Mac con un’abbondante porzione di patatine fritte e un milkshake al cioccolato. Si dibatte mentre stai guidando verso quegli archi dorati e fa in modo che il tuo cervello mandi un segnale che grida: “FERMATI o possiamo morire!”. Il cervello-intelligente non è preparato a prevenire che il cervello primitivo assuma il controllo perché l’abbondanza di cibo della quale la maggior parte di noi è circondata è un relativamente recente sviluppo nella storia umana. Forse, in pochi millenni, gli individui con la forza di volontà per resistere a tutto quel gustoso grasso, proteine, zucchero e sale si riprodurranno in numero maggiore rispetto a quelli che non ci riescono.

Il punto è che c’è un immediato conflitto tra ciò che sappiamo essere buono per noi e ciò che sentiamo di volere — e spesso cadiamo vittime delle nostre necessità primordiali anche quando sappiamo che sono pericolose.

La Religione come Supremo Big Mac

Il successo della religione è innegabile. Esiste in ogni cultura e in ogni angolo del mondo. Spendiamo miliardi e miliardi di dollari per costruirle monumenti, per supportarla e ovviamente per fare proseliti in nome del nostro personale marchio preferito. Gli individui rinunciano al sesso e si privano di famiglia e di amici in nome della religione. Oltre a ciò, sacrifichiamo tempo e fatica per compierne i rituali e per indottrinare i nostri figli e nipoti in modo che facciano lo stesso. Siamo anche disposti a uccidere per essa.

La scienza moderna, in particolare la biologia moderna, ci ha dato la possibilità di scrollarci di dosso l’idea che la nostra esistenza e l’esistenza dell’universo richieda un essere intelligente. Anzi, come ci fa notare Richard Dawkins nel suo The God Delusion (L’Illusione di Dio), invocare un essere intelligente non ci spiega nulla — semplicemente fa regredire la domanda a “Chi ha progettato il progettista?”. Nonostante l’illogicità di credere che qualche grandioso essere che sta nei cieli non sia solo capace di creare le leggi della fisica, i principi dell’evoluzione e la vastità del tempo, ma anche consideri con grande attenzione se tu usi la mano sinistra per pulirti dopo aver defecato, se quando mangi un’ostia tu sia senza peccato o se non mescoli il formaggio con il pollo, noi ce la beviamo come se fosse latte materno.

La ragione per la quale la religione ha così tanto successo è che solletica il nostro cervello-primitivo nello stesso modo in cui lo fa un Big Mac — solo che lo fa di più. La religione ha guadagnato un punto d’appoggio dirottando la necessità di dare un proposito nel momento in cui l’Uomo, per indagare il mondo in cui viveva, aveva a disposizione solo l’immaginazione, e non le prove e il raziocinio che possediamo oggi. Spiriti e dèmoni erano la spiegazione di malattie che oggi sappiamo essere causate da batteri o da malformazioni genetiche. I capricci degli dèi erano la ragione per la quale accadevano terremoti, eruzioni, inondazioni e siccità. I nostri antenati erano pronti a sacrificare qualsiasi cosa, dalle capre ai propri simili, pur di soddisfare quegli dèi.

Assieme alla necessità di attribuire un proposito, la nostra facoltà di intuire le intenzioni altrui si riversa nella predilezione a determinare le intenzioni degli dèi e delle dee (o degli spiriti, dei dèmoni e degli angeli). Ovviamente il problema principale è stato che non siamo mai d’accordo tra di noi riguardo alle intenzioni di dio, e tutto ciò spesso finisce in sciagurate e violente discussioni. Anche la nostra evoluta tendenza all’aggressività va ad alimentare tutto ciò. Giustifichiamo pregiudizi, odio, omicidi e guerra attribuendo le nostre colpe a un qualche dio. Fintanto che uccidiamo in nome di dio, stiamo facendo il giusto.

Il nostro cervello-primitivo che tiene traccia di chi ci è affine può essere facilmente pilotato attraverso il linguaggio e i rituali, e questo è il motivo per il quale la religione usa termini come “dio padre”, “Maria la madre del cielo”, “fratello” e “sorella”. I rituali rafforzano le affinità fittizie attraverso feste, adorazione e cerimonie come i matrimoni e i funerali. Nonostante il nostro cervello-intelligente sia in grado di riconoscere la differenza tra le affinità reali e quelle fittizie, i legami creati all’interno di organizzazioni religiose si stringono saldamente. Abbandonare la fede in cui si era nati, per i nostri antenati, avrebbe sicuramente significato l’isolamento, se non peggio. Nell’Islam, la punizione per l’apostasia è la morte. Anche nelle culture occidentali è comune ascoltare storie di individui cui famiglia e amici hanno voltato le spalle perché avevano disconosciuto i loro credi religiosi.

La paura di perdere famiglia e amici è un potente mezzo per mantenere le persone sotto controllo. E’ molto più semplice ignorare l’evidenza che non esiste alcun dio piuttosto di rinunciare all’amore e all’amicizia di una comunità. La nostra sopravvivenza dipende molto di più dall’appartenere a una comunità, anche oggi, di quanto non dipenda dall’abbandonare una religione. Studi di psicologia suggeriscono che la nostra rete sociale, cioè la famiglia e gli amici, è essenziale per la felicità individuale. Per i nostri antenati voleva dire molto di più, era necessaria addirittura per sopravvivere. Essere esclusi avrebbe voluto dire morte, e il nostro cervello-primitivo non se lo è dimenticato. Non ci siamo evoluti come creature solitarie, e nemmeno indipendenti dal supporto sociale. La religione, nel bene e nel male, ha sempre offerto una rete sociale già pronta. una intera (e fittizia) famiglia estesa. Nel nostro cervello primitivo è configurato non solo per sforzarsi nel mantenere solide relazioni familiari e sociali, ma quando si associa con l’attribuzione delle nostre paure ancestrali al volere di dio, e con la nostra tendenza all’aggressività, noi siamo più che pronti a commettere i gesti più atroci pur di proteggere i nostri affini fittizi e le nostre credenze.

Ovviamente ci sono altri fattori che contribuiscono a questa ingarbugliata ragnatela, come il desiderio di potere, terra, ricchezza e, nel momento in cui prendiamo in considerazione i maschi, accesso alla femmina per potersi riprodurre. Anche tutti questi istinti, ancora esistenti e radicati nella psiche umana, sono stati giustificati attraverso la religione. Indipendentemente da quanto sia terribile l’atto che si andava a compiere, se si attribuisce a dio la nostra stessa paura e il nostro stesso odio, tutto può essere giustificato. La religione e gli dèi erano estremamente utili agli spietati e a chi era assetato di potere.

La Battaglia per la Razionalità

Il nostro cervello arcaico, che ci è stato così utile nel nostro passato evolutivo, ora mette a repentaglio la nostra stessa esistenza. Mentre il nostro cervello-intelligente ci ha dato la tecnologia moderna, la scienza e il privilegio di capire non solo noi stessi, ma anche il nostro universo, il nostro cervello primitivo è rimasto fermo all’età della pietra. La razionalità deve sempre lottare le nostre tendenze a lasciar affiorare superstizioni e paure. Questo è vero specialmente dal momento in cui abbiamo la capacità di distruggere non solo noi stessi, ma anche il nostro pianeta.

Gran parte della popolazione mondiale continua a credere a un dio forgiato dalla paura di una popolazione del deserto e quel che è peggio è che non si limitano a credere ciecamente che la loro idea di dio e dei sui desideri siano giusti, ma credono anche che coloro i quali non sono d’accordo debbano essere convertiti o dovranno subire il tormento eterno (e qualche volta anche offrono un po’ aiuto per raggiungere quel luogo). Le paure primitive instillate dalla febbre religiosa agiscono come un impenetrabile muro per la ragione. Seconto una recente statistica svolta da Gallup, il 66% della popolazione degli USA concorda fortemente con la frase “Dio ha creato gli esseri umani in una volta più o meno nella forma in cui si trovano ora, in un momento compreso entro gli ultimi 10.000 anni”. Data l’enorme mole di prove scentifiche a favore di tuttaltro, una credenza talmente ostinatata dovrebbe spaventare qualsiasi persona in grado di pensare. E’ anche testimonianza di ricche e potenti organizzazioni religiose che spendono miliardi di dollari in pubbliche relazioni, creando controversie dove non ce ne sono e sputando menzogne riguardo alle prove dell’evoluzione [*8]. Ma nulla di tutto ciò sarebbe possibile se il nostro cervello non fosse pronto e disponibile ad accogliere il messaggio che viene propagato. E’ abbastanza facile per un ateo o per un umanista ridacchiare della credulità di un credente, ma lo facciamo a nostro rischio e pericolo.

La religione deve essere presa sul serio. Capendone le radici, come possa accaparrarsi il dominio sulla nostra psicologia e prendere il controllo della nostra cultura, potrebbe ben essere uno dei più importanti tentativi che ci attendono. Perché anche con la nostra grandiosa tecnologia, con i nostri progressi della medicina moderna e i nostri volumi di conoscenza, se non impediamo al nostro passato ancestrale di cancellare la nosta moderna razionalità, siamo sicuramente condannati.

Per maggiori informazioni riguardo a questo argomento:

Note:

*1. Per maggiori informazion riguardo a questo argomento leggi Climbing Mount Improbable di Richard Dawkins.
*2. Premack, D. G & Woodruff, G. (1978). Does the chimpanzee have a theory of mind? Behavioral and Brain Sciences, 1, 515-526.
*3. Lewis C & Osborne A. (1990). Three-year-olds’ problems with false belief: conceptual deficit or linguistic artifact? Child Development 61(5):1514-9.
*4. Hamilton, W.D. (1964). The genetical evolution of social behaviour I and II — Journal of Theoretical Biology 7: 1-16 and 17-52.
*5. Thomson, J.A. (2007). We Few, We Happy Few, We Band of Brothers — AAI 2007 conference in Washington, D.C.
*6. Per esempio, in Inglese si ritiene che la parola ‘King’ (re n.d.t.) derivi dall’Inglese antico ‘cynn’, che significa ‘famiglia’ o ‘razza’.
*7. Per maggiori informazioni riguardo a questo argomento leggi The Primal Teen: What the New Discoveries about the Teenage Brain Tell Us about Our Kids di Barbara Strauch.
*8. Forrest, B & Gross, P (2004). Creationism’s Trojan Horse: The wedge of intelligent design.

J. Anderson (Andy) Thomson ha conseguito un M.D. presso l’università della Virginia. Le sue pubblicazioni accademiche riguardano i disturbi da stress post-traumatico, il terrorismo suicida, il disturbo della personalità narcisistica, l’identità religiosa, la credenza religiosa e le teorie evolutive della depressione. Ha svolto il mansioni legate alla risoluzione di conflitti internazionali in Lettonia, Estonia, Turchia, Georgia, Ossezia del Sud e Kuwait. Attualmente fa parte dello staff psichiatrico presso l’University of Virginia Counseling and Psychological Services e l’Istituto Universitario di Legge, Psichiatria e Polizia Pubblica. Pratica privatamente nell’ambito della psichiatria generale e forensica, ed è un fiduciario della Richard Dawkins Foundation for Reason and Science.

R. Elisabeth Cornwell è Assistente Ricercatore presso l’Università del Colorado a Colorado Springs. Le sue ricerche includono lavori nell’ambito di ormoni, ferormoni e selezione sessuale nell’Uomo. Il suo scritto più recente si trova in Animal Behavior, e riguarda le prove a supporto di varie teorie riguardanti la selezione del partner nell’accoppiamento umano. Più di recente il suo lavoro ha riguardato le differenze tra teisti e atei in svariati profili psicologici.

L’articolo è stato ripreso e tradotto da “The Evolution of Religion” – RichardDawkins.net
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Hands of God con sottotitoli in italiano

26 aprile, 2008

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Grazie a Bispensiero


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Comici guerrieri? Cosa ci sarà mai di comico nella guerra …

20 marzo, 2008

Postato in La Santa Inquisizione, Rubriche | 10 Commenti »

Rispondo a “Far finta di essere sani” da “anticlericale inalberato e isterico” dicendo che la “nuova” consapevolezza sulla crocefissione porterebbe, a esempio, a rivedere la propria posizione sulle ferite presentate dalla gran parte degli stigmatizzati. Codeste ferite si trovavano sulle mani e non ai polsi. Ma rivedere le proprie posizioni non è un gesto facile per la chiesa cattolica.
La divinità alla quale i cristiani credono non si ricordava forse dove piantarono i chiodi?

Se per decidere quale spiegazione dare a un fenomeno come quello delle stimmate, tra un intervento divino e una reazione psicosomatica o un gesto deliberatamente autoinflitto, mi sarei servito del rasoio di Ockham, per spiegarmi la ragione dello sbagliato posizionamento delle stimmate stesse, un comune coltellino svizzero sarebbe più che all’altezza, come lo sarebbe anche un po’ di acido fenico. ;)

Ma ovviamente i cattolici, “sempliciotti, incapaci di mediazione culturale, impotenti e spaventati di fronte al trionfante cammino della ragione moderna” continueranno a credere agli stigmatizzati e a venerarne le salme in decomposizione, dal papa fino all’ultimo frate minore o parroco di provincia. Il culturalmente “inalberato e isterico” non è l’eccezione: è la regola, e le eccezioni sono rare.

Che tipo di discussione si può intavolare, su quale piano storico, scientifico, filosofico, con chi non cambierà mai idea, nemmeno di fronte a schiaccianti evidenze, in virtù di verità assolute basate su tradizioni orali preistoriche o quasi?

In che termini intavoleresti una discussione scientifica su, a esempio, il concepimento verginale di Maria? Cosa risponderesti a un biologo che ti dicesse che per avere un bel maschietto serve un bel cromosoma y e che il cromosoma y ce lo può fornire solo un bel papà? A che punto la discussione si trasformerebbe da scientifica a qualcosa di meno verificabile e che si potrebbe applicare allo stesso modo anche a Shiva, ad Allah o alla Fata Turchina?

A differenza dell’autore al quale rispondo, penso che il cattolicesimo non abbia bisogno di altri guerrieri: l’ultimo che ricordo è Ante Gotovina, cattolico e colpevole di crimini contro l’umanità. Dopo di lui mi auguro di non vedere più nessuno combattere con un crocifisso in mano: quel tipo di fanatismo è il peggiore.

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La CEI detta la linea

19 marzo, 2008

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Nonostante boss e padrini si siano sempre professati devoti, fedeli e praticanti, la CEI reputa la lotta alla mafia una priorità per lo stato italiano. Dopo aver letto il libro “Le Sagrestie di Cosa Nostra“, dell’eccellente Vincenzo Ceruso, penso che il problema sia comune.

I vescovi vogliono che la politica italiana sia attenta alle famiglie. Se sta a cuore la famiglia italiana, perché non ci restituiscono i soldi dell’8×1000 e tutti i finanziamenti diretti e indiretti, permettendo di dimezzare le tasse a queste famiglie?

Uno stato nel quale non si sono mai svolte libere elezioni critica la nostra legge elettorale. Il porcellum è una legge impresentabile, ma sempre meglio di un’oligarchia che elegge di un teocrate a vita.

Perché nessuno si alza in piedi e dice “Basta”? Vogliamo continuare a subire l’egemonia di uno stato anacronistico e oscurantista mentre continuiamo a finanziare l’impunità dei pedofili?

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Valori cristiani

10 marzo, 2008

Postato in Politica, Politica Estera | 1 Commento »

Il cristianissimo presidente degli Stati Uniti ha posto il veto sulla legge che proibiva l’uso della tortura durante gli interrogatori della CIA. Eh, i valori cristiani, che fonte di ispirazione etica e morale!

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Lettera aperta al Rettore dell’università “La Sapienza”

15 gennaio, 2008

Postato in La Santa Inquisizione, Rubriche | 34 Commenti »

Scrivo una e-mail al Magnifico Rettore dell’Università “La Sapienza” per manifestare il mio pensiero in proposito alla visita del Papa e a questo bellissimo focolaio di lumi in uno stato che sembrava avviato all’oscurantismo, primo vagito di una nuova rivoluzione laica.
Scrivi anche tu due righe: puoi copiare il mio testo, modificarlo, citarlo, o scrivere ciò che pensi con altre parole.
L’indirizzo della segreteria del Rettore è segreteriatecnicarettore@uniroma1.it.

Magnifico Rettore,

Le scrivo in merito alla recente discussione sull’opportunità dell’intervento di Benedetto XVI di giovedì 17, al termine della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico.

Alcuni docenti, tra i quali si scorgono nomi illustri, come l’attuale presidente del CNR e il professor Giorgio Parisi, hanno sostenuto che la presenza del pontefice strida con la laicità della Scienza.

Pur sentendomi profondamente solidale con i docenti che le hanno rivolto questo messaggio, penso che, come ad Ahmadinejad è stata data la possibilità di rivolgersi al pubblico della Columbia University, è legittimo che la Sapienza conceda un simile privilegio al Papa.

Tuttavia, alla Columbia, al presidente dell’Iran che, ironicamente, è il leader di uno stato teocratico, è stata data la possibilità di esprimere il suo punto di vista, ma gli si sono anche rispettosamente rivolte delle critiche: “you exibit all the signs of a cruel and petty dictator”.

Sarà in grado La Sapienza di esprimere una figura come quella di Bolliger o verrà semplicemente subita passivamente una lectio magistralis, nella speranza che non si ripeta l’esperienza di Ratisbona, in cui il papa, ex catedra, approfittando del genius loci della città in cui già cristianesimo e islam si scontrarono violentemente, sostenne tesi che urtarono la sensibilità musulmana?

Mi permetto di farle notare che dai programmi di scienze delle scuole medie, la teoria di Darwin sull’evoluzione della specie è “miracolosamente” scomparsa. Non crede che ospitare chi promuove idee balorde come il creazionismo, influenzando anche i curricula scolastici italiani, non meriti, per lo meno, un contraddittorio?

Uno scienziato si accosta alla ricerca della verità perché esperisce, verifica, tenta di invalidare, confronta i propri risultati con quelli altrui e, se giunge a nuove scoperte, rivede le proprie teorie e ricomincia. Un uomo di fede presume di conoscere la verità perché l’ha letta su un libro scritto almeno quindici secoli or sono, e tenta di proporcele come sante e indiscutibili.

La religione contrasta attivamente la scienza, non solo promuovendo ignoranza, ristrettezze di vedute e attitudine a non cambiare idea in virtù di questi testi sacri di popolazioni primitive, ma anche a livello politico, ingerendo sui programmi scolastici, sulle nomine del personale docente, sulle regolamentazioni relative alla ricerca (staminali, clonazione, embrioni, etc.). Non pensa che, avendo questa importante occasione di confronto, non sia il caso di porre al pontefice alcune domande in proposito?

Le idee di Benedetto XVI su Galileo, anche se fanno rabbrividire, mi preoccupano meno delle sue idee su Darwin: le scienze bio-mediche mi toccano più da vicino di quanto non lo facciano i massimi sistemi. Non pensa che a molti scienziati che si onorano di far parte del personale docente dell’Ateneo prema chiedere al Papa spiegazioni in merito?

Mi permetta di concludere questa mia lettera con una breve considerazione personale. Lei sostiene che il papa debba essere accolto come messaggero di pace.

Gran parte delle guerre che l’Uomo ha dovuto vivere, sono state dettate o esasperate per mezzo della religione. Non mi sto riferendo solo alle crociate o a eventi lontani nella storia, ma anche alle ultime guerre: Jugoslavia, Irlanda, Palestina, Libano (gli uomini della Falange erano cattolici), Israele, etc.

Gli attentatori delle torri gemelle erano dei fedeli. Lei mi dirà che erano fondamentalisti. Ma chi è che promuove il fondamentalismo in prima istanza? Non pensa che educare un individuo, fin da quando è un bambino senza lo scudo della capacita critica, a credere senza verificare, a essere saldi nella fede anche di fronte a qualsiasi evidenza contraria, a compiacere la divinità credendo strenuamente alla Sua parola, scritta nei sacri testi, non sia il primo necessario passo sulla via del fondamentalismo?

Voltaire diceva: “Chi riesce a farci credere a cose assurde, riesce anche a farci compiere azioni atroci”.

Gli attentatori delle torri gemelle, da bambini, non vennero educati da un fondamentalista, ma da un moderato insegnante “mainstream”, il quale spiegò loro che a chi muore martire spettano 72 urì, e loro continuarono a crederci.

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660.000.000 di dollari per evitare la sbarra

16 luglio, 2007

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Stemma cardinalizioQuesta è la cifra che l’arcidiocesi di Los Angeles pagherà alle vittime di abusi sessuali commessi da preti pedofili. Una sola vera Chiesa … vero Ratzinger?

Diamo una veloce occhiata a ciò che ha fatto di bello l’unica chiesa che Cristo voleva:

Alla luce di queste cifre, strappate con i denti anche da una efficiente e attrezzata macchina giudiziaria americana in una società consapevole, in un paese in cui i giornalisti fanno il loro mestiere, cerco di immaginare quanti preti pedofili impuniti continuino a tastare il pisellino dei bambini sudamericani, africani, asiatici, europei e che non verranno MAI scoperti. Anche in Italia, di questo fenomeno, conosciamo solo la punta dell’iceberg.

Queste sono le opere caritatevoli alle quali vengono destinati i soldi dell’otto per mille che ci viene presentato attraverso stucchevoli, costose e martellanti pubblicità: evitare di far vedere un arcivescovo alla sbarra degli imputati a difendere 40 anni di pedofilia riscontrabili al di là di ogni ragionevole dubbio e coperti da segreto pontificio.

Come spiega Pino Nicotri, questi 30 danari che il vaticano intasca per tradire il messaggio cristiano, assieme a tutti i privilegi e le regalie che lo stato concede, valgono come una legge finanziaria.

Se è davvero questa la chiesa che il cristo indicò essere la sua, penso che se potesse vederla oggi, la rinnegherebbe immediatamente e spero che i cristiani facciano in fretta altrettanto.
Prendetevi cura del vostro otto per mille: se non firmate va al vaticano!

Con ogni mezzo invoco il potere di Dio sui media, in particolare sul Boston Globe

card. Bernard Francis Law
ex arcivescovo di Boston ai tempi dello scandalo e attualmente Cardinale e Arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore
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Come riempire una provetta con il proprio sperma secondo i cattolici

9 luglio, 2007

Postato in La Santa Inquisizione, Rubriche | 10 Commenti »

Trovandosi di fronte a un problema molto banale come quello rappresentato dal riempire una provetta con il proprio sperma, anche il più giovane, ingenuo e privo di fantasia dei miei lettori potrebbe proporre una soluzione semplice, efficace, piacevole, naturale, indolore, che non costituisca un rischio per la propria incolumità fisica e che non richieda né agenti esterni, né l’utilizzo di attrezzature più o meno specialistiche.

Fino a poco fa riconoscevo questa abilità anche a un cattolico. Non immaginavo di quanto mi stessi sbagliando.

Mi sono imbattuto in questo fulgido esempio di integralismo.

Poiché la masturbazione è vietata dalla Santa Inquisizione Congregazione per la Dottrina della Fede, l’autrice consiglia ai lettori che si dovessero trovare nella necessità di sottoporsi a esami dello sperma, alcune brillanti alternative per risolvere il problema del riempimento della provetta, nella fattispecie:

Per l’estrazione chirurgica, al di la del sottolineare i rischi e le conseguenze che comporta il sottoporsi ad anestesia generale, invito a visionare questa pagina.

Per quanto riguarda l’elettroeiaculazione, ho fatto fatica a trovare del materiale, poiché questa tecnica viene ampiamente utilizzata in ambito veterinario, perciò ho trovato molte informazioni su come viene praticata ai tori, ai rapaci, ai felini, ai ratti, agli animali che non si accoppiano in cattività, e alla fine ho scoperto che allo stesso modo viene praticata ai cattolici :P

In poche parole, codesta tecnica consiste nell’introdurre degli elettrostimolatori nel ano del paziente per stimolargli la prostata attraverso scosse elettriche, al fine di provocargli un’eiaculazione a-orgasmica. Onde evitare complicazioni, prima di effettuare questa procedura, il poveretto viene cateterizzato.

Credenti, alzate la testa! Questa gente disprezza il Creato e non ha nulla di nulla a che fare con il messaggio di Gesù!

Smettetela di farvi tiranneggiare da questi mercanti nel tempio che si approfittano dei sensi di colpa che loro stessi vi hanno inculcato in secoli di dittatura sulla coscienza.

Il principio sul quale si basa il potere della chiesa cattolica è semplice ed efficace: chi crede di aver agito in errore diventa debole e incline ai sensi di colpa. Chi si sente in difetto diventa facilmente influenzabile. Se la colpa viene percepita come riferita a una divinità, il senso di colpa si associa al timore (della punizione, della scomunica, delle fiamme dell’inferno, etc). Se, trovandovi in questa situazione, qualcosa o qualcuno si proponesse in maniera convincente come colui in grado di emendarvi, istintivamente vi affidereste alle sue direttive.
Al fine di creare questo senso di colpa, la chiesa bolla come atti contrari alla volontà divina, gesti assolutamente innocenti ai quali siamo naturalmente portati, e l’autoerotismo è uno di questi.
Non a caso, molti dei precetti cattolici hanno sfondo sessuale.

Secondo voi, Gesù, colui che predicava l’amore reciproco, la fratellanza, l’attenzione verso il prossimo, vi avrebbe mai sottoposto a un trattamento simile a quelli che vi ho descritto quando il Dio di cui parlava era colui che ci ha creati, a sua immagine, provvisti di mani e capaci di eiaculare senza farci anestetizzare e incidere con un bisturi?

Credenti, chiedetevelo ogni volta: Gesù avrebbe voluto questo?

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