Berlusconi suona, l’Italia brucia - Traduzione dell’articolo dell’Economist sulle prime dieci settimane del governo Berlusconi
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Questa volta l’Economist, per raccontare le prime dieci settimane di governo Berlusconi, lo paragona a Nerone, parafrasando l’espressione inglese “Nero is fiddling while Rome burns”, che significa più o meno “Nerone suona mentre Roma brucia” (per traslato, occuparsi di sciocchezze mentre sta per capitare il peggio) con Berlusconi al posto di Nerone e l’Italia al posto di Roma. Nonostante io sia informato dei fatti, vederli squadernati con così tanta precisione fa impressione anche a me.
Berlusconi suona, l’Italia brucia
Questo governo di Silvio Berlusconi si dimostra tristemente simile al precedente.
tradotto da Berlusconi fiddles, Italy burns | Economist.com.

Questa volta sarebbe dovuto essere differente. Silvio Berlusconi trasudava sobria responsabilità durante il suo tentativo di essere rieletto in Aprile alla carica di primo ministro.
C’erano altre ragioni per le quali sperare che avrebbe governato nell’interesse del paese, pittusto che nel proprio. Si sapeva che aspirasse alla carica di Presidente della Repubblica e perciò che avrebbe dovuto acquisire un aura da statista. Una ragione del fallimento del suo primo mandato è stata la resistenza alle riforme liberali da parte dell’UDC, che non fa più parte della coalizione. E sembrava avesse risolto le sue personali difficoltà con una serie di leggi ad personam che gli avevano messo al sicuro la sua posizione di fronte alla legge e protetto il suo impero finanziario.
Tuttavia, dieci settimane dopo il giuramento del nuovo governo Berlusconi, l’agenda politica è dominata più che mai dai suoi affari personali e aziendali. Nella sua breve vita, il governo ha proposto almeno quattro provvedimenti ad personam.
Uno era stato pensato per eludere la Corte Europea di Giustizia in merito a una sentenza che stabiliva che Rete 4, uno dei tre canali televisivi della rete Mediaset di Berlusconi, stava occupando frequenze televisive che dovono essere assegnate a un altro operatore. Il governo ha proposto un decreto per evitare che Rete 4 venga spostata sul satellite, ma l’opposizione che scatenò fù così violenta che lo costrinse a ritirare il testo per “riformularlo”.
Un secondo decreto mirava a restringere le intercettazioni telefoniche durante le indagini giudiziarie, e anche la pubblicazione delle trascrizioni. Ci sono argomenti per questo cambiamento: uno studio compiuto nel 2005 dall’Istituto Max Planck ha rivelato che le intercettazioni erano più comuni in Italia che in qualsiasi altro paese dell’Unione Europea. Poiché le trascrizioni spesso sono state fatte filtrare ai media, anche prima che le accuse fossero state depositate, persone innocenti possono trovare le loro più private considerazioni spiattellate per i giornali.
Ma ogni volta che Berlusconi propone una riforma giudiziaria, comprensibilmente si sospetta l’esistenza di motivi personali (ha recentemente definito il sistema giudiziario un “cancro”). Prima di tornare alla Presidenza del Consiglio, venne intercettatosu ordine della Procura di Napoli mentre esercitava pressioni su di un dirigente del servizio televisivo pubblico, la RAI, a beneficio di alcune attrici. Dal momento che Berlusconi si impegnò a supportare il dirigente in una sua iniziativa imprenditoriale privata, entrambi si resero passibili di accuse di corruzione. Ora, infatti, un giudice sta valutando se metterli in stato di accusa.
Mentre si stava porando avanti il decreto, iniziarono a spargersi voci in merito a registrazioni più compromettenti che si diceva contenessero esplicite conversazioni di natura sessuale tra il primo ministro e la sua Ministra delle Pari Opportunità trentaduenne, Mara Carfagna, una modella che posava in topless e che faceva la presentatrice presso Mediaset. Dopo che venne riportato che i Pubblici Ministeri avrebbero distrutto il materiale irrilevante per la loro indagine, l’esecutivo fermò il decreto, destando i sospetti che ci fosse dietro la presunta telefonata con la Carfagna. La Carfagna ha dichiarato che querelerà ogni insinuazione fatte su di lei.
I critici dicono che i problemi legali di Berlusconi sono centrali anche ad altre due misure. La prima è stata redatta dal consiglio legale che lo sta difendendo in tribunale dall’accusa di un tangente da 600.000$ a un avvocato inglese. Infilata incoerentemente in un pacchetto di provvedimenti “legge-e-ordine”, questa legge avrebbe congelato per 12 mesi una serie di processi, compreso quello di Berlusconi. A quel punto un secondo disegno di legge stava per avere effetto, garantendo immunità processuale alle prime quattro cariche dello stato, Primo Ministro incluso. La protesta alla prima misura fù tale che venne abrogata per emendamento, ma solo dopo che divenne chiaro che la seconda sarebbe stata fatta proseguire in autunno, quando il processo per corruzione di Berlusconi sarà prossimo alla fine. Il pacchetto sicurezza, approvato falla Camera dei Deputati il 15 Luglio, ora contiene una norma che l’opposizione definisce una quinta misura ad personam, riconoscendo agli imputati la facoltà di patteggiare durante il procedimento.
La fissazione del Governo (e del Parlamento) per le corti e le riforme giudiziarie sarebbe meno allarmante se non ci fosse molto rimasto da fare che sia importante e urgente. Dopo un illusorio aumento nel primo quadrimestre, l’economia è di nuovo per lo più stagnante. Gli analisti della Banca d’Italia dipingono un quadro desolante di consumi deboli e inflazione in aumento. Hanno anche agitato lo spettro dei problemi del credito in un paese al quale, fino a ora, era stato risparmiato il peggio della restrizione globale. Hanno fatto notare che il 70% dei mutui italiani hanno un tasso variabile, più alto della media europea - e questo è un paese dove le disponibilità reali si stanno restringendo.
La banca centrale prevede, per quest’anno e per il prossimo, una crescita irrisoria dello 0,4% del PIL. Le stime per il 2008 sono in linea con quelle del governo (tra lo zero e lo 0,5%), ma più ottimistiche di quelle di Aprile del Fondo Monetario Internazionale, che ammontano allo 0,3%. L’economia italiana è ancora una volta il fanalino di coda nell’eurozona. Forse la notizia peggiore è arrivata il 10 Luglio, quando la produzione industriale è stata riportata essere crollata in Maggio, giù del 4,1% rispetto all’anno precedente. Emma Marcegaglia, leader della lobby degli imprenditori, Confindustria, si è detta essere “davvero preoccupata”. Ha ragione. Il motore della buona barca Italia sta perdendo colpi; il vento la sta dirigendo verso gli scogli; è il capitano è occupato in altre faccende.
Fino a ora l’unica iniziativa di governo in campo economico è stata l’abolizione dell’impopolare tributo sulla casa e la riduzione delle tasse sugli straordinari. Non c’è nemmeno l’ombra di un qualsiasi dibattito sulle misure di liberalizzazione di cui la malridotta economia italiana avrebbe estremo bisogno. Al contrario, il governo sembra incline a pompare ancora più soldi dei contribuenti nella compagnia di bandiera italiana in fallimento, Alitalia, e ora sta discutendo una modifica della legge che permetta di farlo. Pensando al futuro autunno, Berlusconi ha almeno annunciato una “riforma radicale” - ma solo per i tribunali.
Tags: alitalia, berlusconi, camera, carfagna, centro_destra, ddl intercettazioni, destra, Economia, economist, EU, intercettazioni, italia, pdl, Politica, sicurezza, silvio berlusconi, UEGli elettori del PD, orfani di rappresentanza, alla manifestazione dell’8 Luglio
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Il ddl sicurezza, il lodo Alfano/Schifani e i recenti provvedimenti in materia di giustizia sono uno dei più inauditi attacchi alla democrazia dopo il golpe Borghese.
A giudicare dalla massiccia adesione di intellettuali e personalità alla manifestazione dell’8 Luglio sembrerebbe che io non sia l’unico a pensarla così.
Credo che la totalità degli elettori del PD voglia esprimere dissenso nei confronti del governo e delle leggi vergogna che si vorrebbero promulgare.
Penso che l’intero elettorato di sinistra si sia accorto che questi provvedimenti, che prendono le impronte digitali ai bambini e garantiscono impunità ai delinquenti di grosso calibro, che gambizzano la Magistratura e imbavagliano la stampa, siano utili alla solita combriccola e dannosi per il resto del paese. Tutto il popolo della sinistra prova indignazione per questa ennesima spallata allo stato di diritto.
Tuttavia Veltroni annuncia che il PD non scenderà in piazza.
A nulla sono serviti gli appelli del direttore di Micromega, la lettera in cui Di Pietro gli rivolge un caloroso invito a partecipare, le osservazioni di Umberto Eco, le parole di Sabina Guzzanti o l’ira e il disappunto dei girotondini.
Secondo il suo leader, il PD non va in piazza “a gratis, senza sapere perché, senza aver partecipato a definire la piattaforma delle rivendicazioni, senza sapere chi si trova accanto“.
A gratis?! Io penso che una consistente fetta della sinistra italiana, tra i quali molti elettori del PD, pagherà il biglietto del treno o dell’aereo solo per andare in piazza Navona e rivendicare il proprio dissenso, mentre il segretario del PD si fa scavalcare a sinistra da Famiglia Cristiana.
All’interno del PD ci si è interrogati a lungo, dopo le batoste alle Politiche, a Roma e in Sicilia, e ci si è autoflagellati ripetendo il mantra del ristabilire il rapporto con la base elettorale. In piazza Navona, l’8 luglio, ci sarà un sacco di base elettorale per un grande partito di centro-sinistra a vocazione maggioritaria, ma la cecità dell’attuale dirigenza le ha impedito ancora una volta di riconoscere quell’enorme bacino di elettori che da anni sono orfani di rappresentanza e, ritenendoli i meno peggio, votano con rassegnazione e inerzia una classe dirigente decotta che, una volta eletta al governo o all’opposizione, non li rappresenterà più.
Tags: ddl intercettazioni, democrazia, dl-sicurezza, girotondini, intercettazioni, italia, lodo Alfano, magistratura, manifestazione, PD, piazza navona, sicurezza, sinistra, veltroniI frutti dell’incarico - The Economist
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L’Economist snocciola una dietro l’altra alcune recenti iniziative del governo Berlusconi. L’immagine finale risulta inquietante.
Questo è ciò che all’estero traspare dell’Italia nelle pagine di uno dei più autorevoli e popolari magazine di approfondimento politico al mondo: una nazione che, inconsapevolmente, si sta sottomettendo a un regime.
I frutti dell’incarico
Il governo redige nuove leggi per limitare la Magistratura
Traduzione dell’articolo “The fruits of office” - The Economist
Silvio Berlusconi è un uomo perseverante. Due mesi dopo aver vinto le elezioni in Italia, sta cominciando a occuparsi del sistema giudiziario e di coloro che vi operano, con lo stesso vigore con cui lo faceva durante il suo precedente mandato, nel 2001-2006. Durante la campagna elettorale aveva detto che i magistrati dovrebbero essere sottoposti a esami che ne verifichino la salute mentale. Ora ulteriori attacchi alla magistratura e leggi confezionate su misura per proteggere se stesso e i suoi interessi finanziari sembrano essere ancora una volta le priorità.
Il 17 Giugno Renato Schifani, Presidente del Senato, legge una lettera di Berlusconi che supporta un emendamento proposto da due senatori che bloccherebbe per anni tutti i processi per crimini commessi prima del Giugno 2002, esclusi quelli che il governo ritiene essere più gravi. Alcuni critici sostengono che sia incostituzionale, dal momento che interferirebbe con il principio di ragionevole durata e con l’osservazione dei tempi certi. Berlusconi è imputato in un processo a Milano con l’accusa di corruzione giudiziaria, assieme a un avvocato inglese che ha contribuito a costituire una rete di società offshore per l’impero finanziario di Berlusconi. Ora che ci avviciniamo alla sua fine, questo processo rientrerebbe tra quelli che dovranno essere sospesi. L’emendamento è stato approvato dal senato il 18 Giugno.
Nella sua lettera, Berlusconi afferma di essere stato perseguito per fini politici da magistrati di estrema sinistra. Ha anche detto a Schifani di volere una legge che sospenda i processi che coinvolgono chi ricopre le più alte cariche dello stato. Schifani fu il promotore di una simile legge nel 2003, la quale venne dichiarata incostituzionale.
Le intrusioni di Berlusconi nel sistema giudiziario colpiscono anche l’uso delle intercettazioni durante le indagini. Il 13 Giugno il governo ha approvato un disegno di legge per porre un limite a cosa i magistrati possono fare e a cosa i media possono riferire. I casi nei quali le intercettazioni sono proibite includono la bancarotta fraudolenta, abuso di mercato e l’insider trading. Il governo afferma che i casi che riguardano il crimine organizzato e il terrorismo non verranno inclusi. Ma Armando Spataro, pubblico ministero a Milano, ritiene che i limiti posti all’uso delle intercettazioni potrebbero impedire le indagini sul terrorismo. E Franco Roberti, magistrato anti-mafia a Napoli, fa notare che molte indagini sul crimine organizzato partono da crimini ordinari come l’estorsione, l’usura e il contrabbando, per i quali l’ascolto telefonico sarà proibito.
Il disegno di legge imbavaglierà la Magistratura e la stampa, minacciando il carcere ai pubblici ministeri che parleranno dei casi e ai giornalisti che useranno nei loro articoli informazioni raccolte dalle indagini. Un nuovo piano che prevede migliaia di soldati che agiscono come poliziotti in città come Bologna, Trieste e Venezia appare essere una cortina di fumo per nascondere il vero approccio del governo al crimine: duro per certi reati, ma morbido per altri. Dietro alla cortina di fumo, Berlusconi sta ancora raccogliendo i frutti del suo incarico.
Tags: berlusconi, cdl, decreto sicurezza, giornali, intercettazioni, italia, magistrati, magistratura, milano, Politica, populismo, processo mills, senato, silvio berlusconi, StampaReati per i quali non sarà possibile disporre intercettazioni
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La Lega, così giustizialista, così attenta alla sua immagine del partito dal pugno di ferro contro l’illegalità, così pronta a riempirsi la bocca di “sicurezza” e di “tolleranza zero”, si è detta soddisfatta di un accordo raggiunto sul ddl sulle intercettazioni, poiché includerà tutti i reati che prevedano pene superiori a dieci anni di carcere.
Ecco alcuni dei reati per l’indagine dei quali non sarà possibile disporre intercettazioni:
- Soppressione, falsificazione o sottrazione di atti o documenti concernenti la sicurezza dello Stato
- Utilizzazione dei segreti di Stato
- Infedeltà in affari di Stato
- Associazione sovversiva
- Attentato contro i diritti politici del cittadino
- Cospirazione politica mediante associazione
- Banda armata
- Peculato
- Abuso d’ufficio
- Turbativa d’asta
- Millantato credito
- Illecita concorrenza con minaccia o violenza
- Sequestro di persona
- Violenza privata
- Furto
- Rapina
- Estorsione
- Truffa
- Usura
- Associazione a delinquere
Prima sono riusciti a mettere il guinzaglio alla Magistratura con la riforma Castelli, la riforma Mastella e le varie leggi-vergogna che consentono a chiunque si possa permettere un buon avvocato di farla franca e di farsi prescrivere di tutto. Ora, con questa legge, sterilizzeranno le inchieste e imbavaglieranno la stampa.
Al di là dell’impunità, stanno per garantirsi anche l’oblio dell’opinione pubblica. Penso che questo sia un gesto profondamente eversivo.
Tags: berlusconi, casta, centro_destra, ddl intercettazioni, giustizia, intercettazioni, italia, lega, magistratura, pdl, Politica, pugno di ferro, sicurezza, StampaPerché ritengo doveroso pubblicare le intercettazioni di Saccà e Berlusconi
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Ho letto molte critiche sull’operato dei giornalisti de L’Espresso che hanno pubblicato l’audio e la trascrizione del colloquio telefonico intercorso tra Berlusconi e l’ex direttore di Rai Fiction Saccà.
Ho visto scudi alzarsi in nome della privacy, e ho sentito chi si domandava come abbia potuto il giornalista ottenere quel materiale segreto.
Non sono d’accordo con Antonio quando parla di voyeurismo: questo lo definirei “giornalismo”. Pubblicare il servizio, non solo non è un gesto morboso, ma profondamente etico e deontologicamente dovuto. Fosse stata una telefonata d’amore alla moglie o a un’amante, converrei, ma qui siamo di fronte al capo dell’opposizione che tratta attrici per senatori, sottobanco, con il dirigente di un’azienda pubblica, allo scopo di provocare una crisi di governo.
L’Espresso aveva la notizia, aveva il materiale ed è stato un preciso dovere da parte loro, come giornalisti e soprattutto come cittadini, esporre il fatto e mostrare i documenti agli elettori.
Se i giornalisti de L’Espresso riescono, dio solo sa come, a procurarsi scoop esplosivi come questo, chapeau, perché andare a rovistare nell’immondizia del potere è il lavoro del giornalista, smascherare queste trame torbide è il lavoro del giornalista, esporre i fatti e misfatti della politica all’opinione pubblica è il lavoro del giornalista, anche se in Italia non lo fa più quasi nessuno.
Non ci siamo mai stracciati le vesti per i giornali di gossip, che pubblicano quantità massicce di notizie e foto private, talvolta false, di personaggi insignificanti; non vedo la ragione per ritrovare il nostro senso del pudore proprio ora di fronte a una notizia molto più che verosimile, che riguarda le nostre istituzioni e la nostra democrazia: lo definirei sacrosanto diritto di cronaca.
Berlusconi e Saccà non stavano tubando, non si stavano scambiando figurine o confessioni intime. Stavano ordendo una crisi di governo, nell’ombra, alle spalle del popolo che ha votato il primo e indirettamente ingaggiato il secondo: la conversazione non era privata nel merito, ma trattavasi di dipendenti statali che discutevano di argomenti rilevanti per la nazione intera. Ora, grazie all’Espresso, lo sappiamo anche noi, che siamo i diretti interessati che pagano il canone ed eleggono i membri del Parlamento e altre persone avranno un’opinione differente di colui che magari avevano votato. Questa è la verità che spesso ci viene negata e che permette a quest’uomo di raccogliere quasi un terzo dei voti degli Italiani, nonostante i processi, le condanne, le prescrizioni, i trascorsi, le frequentazioni e le vecchie amicizie. Se un giornalista, una volta, la pistola fumante è riuscito a trovarla e a pubblicarla, possiamo soltanto riconoscerne la bravura, perché dal 1991 ad oggi nessuno ha mai prodotto un documento così convincente.
I giornalisti hanno svolto egregiamente il loro compito: se gli Italiani hanno bisogno di origliare alla porta di Berlusconi e sentirlo mentre mercanteggia attricette per senatori, Barbarossa per Bossi, mentre impasta e rimescola le puledre di un politico con i voti del Parlamento degli Italiani e con la televisione di stato per convincersi del fatto che questo candidato sta facendo mercanzia della nostra Italia, ben vengano i documenti-shock; non vedo perché indignarsi del voyeurismo, quando dall’altra parte abbiamo un’attentato alla democrazia.
Lo chiedo a chi è giornalista di professione: se una vostra fonte vi avesse fornito questo documento, lo avreste pubblicato?
Lo chiedo a coloro i quali mi seguono, che sono elettori e cittadini: è giusto che questi fatti si sappiano e che questo documento sia ora pubblico?
Ancora sul SISMI che spiava la Magistratura
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Oggi Mastella annuncia che verrà istituita una commissione d’inchiesta per fare luce su alcune questioni, come ad esempio se qualcuno diede ordine al SISMI, a Pollari, a Pompa di spiare e fare attività di dossieraggio e intimidazione nei confronti di magistrati e stampa ‘nemica del governo’ allora in carica e per quali ragioni.
Contemporaneamente Berlusconi assicura che lui non ha fatto nulla, anche se stavolta non lo ha giurato sui suoi figli, e ha anche minacciato “ferma risposta in tutte le sedi a qualsiasi illazione”. Meglio tamponare eventuali voci che potrebbero sostenere la tesi, anzi, il teorema
che vede il suo governo che utilizza i servizi segreti per addomesticare quella parte della Magistratura che indagava su alcuni processi a carico suo o dei suoi amici collaboratori, per citarne un paio:
- IMI-SIR
- Tangenti alla guardia di finanza
- Frode fiscale su compravendita di diritti televisivi
- Lodo Mondadori
- All Iberian
e quella parte della stampa a lui ostile.
Data la minaccia, al fine di evitare ritorsioni, mi allineo: per i comandanti dei servizi segreti è assolutamente plausibile rischiare la faccia, la carriera, il carcere, l’onta e commettere reati gravissimi atti a minare l’indipendenza della Magistratura e della stampa. Di solito lo fanno autonomamente, anzi, spontaneamente.
Certo è che se io potessi controllare la Magistratura, la stampa, i media e nello stesso tempo fossi Presidente del Consiglio con una maggioranza blindata e asservita, sul lungo termine, un pensierino sull’autoproclamarmi Grande Puffo ce lo farei.
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Indro Montanelli
Tentativo di eversione
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Se ciò che ora ci sembra verosimile corrisponde a realtà, sarebbe stata scritta una pagina avvilente nella nostra storia, davvero inquietante e avvilente.
L’ex-capo del Sismi, Pollari, potrebbe aver spiato magistrati e giornalisti durante il governo Berlusconi.
Il Sismi è direttamente controllato dal ministero degli interni. Ai tempi, il ministro era Antonio Martino.
Uno dei collaboratori dell’ex-capo del sismi era Pio Pompa, il quale, appena nominato scrive a Berlusconi un fax con uno stucchevole ringraziamento, fuori luogo nei toni e nel merito.
I magistrati fatti oggetto di spionaggio, di dossier discreditanti (scoperti nell’archivio di via nazionale), di piani per “azioni traumatiche” a scopo intimidatorio e altre simili amenità erano spesso attivi in processi che vedevano coinvolti esponenti del centro destra: Bruti Liberati, Caselli, Colombo, D’Ambrosio, Bocassini, Davigo, gran parte del pool di Milano, assieme ad altri magistrati delle procure di Torino, Roma e Palermo.
Questo tipo di attività non rientra nei compiti del servizio segreto militare.
Repubblica ha pubblicato alcuni dei documenti scoperti, ai quali rimando per approfondire la gravità dei fatti.
Se le accuse saranno confermate, saremmo di fronte a un tentativo clamoroso di eversione, un colpo di stato silenzioso, una cospirazione ai danni della democrazia in Italia, messa in essere da coloro i quali portano la parola “Libertà” nel nome. Sarebbe davvero ironico che chi si è riempito la bocca di libertà ora venga scoperto responsabile di uno scandalo volto a imbavagliare magistratura e stampa.
C’è tutto: c’è il movente, cioè il consolidare il potere; la canna fumante, cioè i dossier, gli appunti, i documenti, le intercettazioni e tutto ciò che si è ritrovato o conosciuto, e c’è anche il corpo: la democrazia.
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Silvio Berlusconi (allora presidente del consiglio)



