Alleanze spericolate
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Ho considerato l’ipotesi di Antonio: una alleanza del PD con l’UDC, ma l’ho scartata.
Cedendo al centro clericale e conservatore, il PD smotterebbe pesantemente a sinistra.
L’alleanza con l’IDV, un partito in forte rialzo, subirebbe una pesante ipoteca: l’elettore di Di Pietro avrebbe molte riserve a votare a favore di una coalizione con Cuffaro e con un partito che ha visto esponenti di rilievo coinvolti in processi riconducibili a fatti di criminalità organizzata, così come l’IDV avrebbe difficoltà a collocarsi in questa coalizione.
Penso di essere il primo a sostenere questa tesi: il PD deve ricompattarsi a sinistra e cercare una sintesi con le istanze della sinistra radicale, defunta in parlamento, ma presente nell’elettorato. Il PD deve restare un partito a vocazione maggioritaria, ma deve anche rappresentare maggioritariamente tutta la sinistra, così come, a esempio, AN continua a rappresentare anche le istanze delle frange più estreme della destra.
Penso che il PD dovrebbe preoccuparsi di meno delle balorde accuse di comunismo da parte di Berlusconi e rivolgersi al suo bacino elettorale che, nei confronti di alcuni esponenti della sinistra radicale, non ha alcuna pregiudiziale.
Io non sono un estremista di sinistra ma, dovendo scegliere, a esempio, tra Casini (o Volontè) e Mussi, non avrei dubbi.
Il solito Pannella
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Ho molta stima dei Radicali. Riconosco loro di aver avuto e di avere un ruolo molto importante nella società italiana. Tuttavia fare uno sciopero della sete per ottenere candidature blindate mi pare irrispettoso nei confronti dello strumento.
Se fosse all’interno di una battaglia per i diritti civili o per un importante cambiamento politico, sociale o culturale, sarebbe stato più plastico, ma mettere in atto una satyagraha per ragioni di calcolo elettorale penso che sfiori il ridicolo.
I radicali non avrebbero in alcun modo una più ampia rappresentanza parlamentare: da soli o alleati con i socialisti non supererebbero nemmeno la soglia di sbarramento; coalizzati con la Sinistra Arcobaleno, posto che ci fossero le basi per una tale alleanza, si sarebbero dovuti spartire un 6% con ex-RC, ex-PDCI, ex sinistra DS ed ex verdi; non è nemmeno il caso di prendere in considerazione l’ipotesi di un ingresso nella coalizione di Casini, nel PDL o nella Destra di Storace.
Penso che il PD abbia salvato i Radicali dall’esclusione facendo loro un’offerta generosa, viste le contingenze, e che il gesto del leader dei Radicali rientri un una consueta “liturgia” pannelliana.
In caso di vittoria del PD, avranno modo di stare al governo, di avere rappresentanza parlamentare e probabilmente la Bonino sarà ministro. Sono pronto a scommettere che questa polemica “coreografata” rientrerà entro pochi giorni.
Prepariamoci
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Al posto di Prodi, con un’alleanza che andava dai trozkisti a Fisichella e nessun margine numerico tra i due, chi avrebbe saputo fare di meglio? E’ stato un miracolo arrivare fin qui e mettere a segno risultati importanti.
Peccato non essere stati bravi a saperli comunicare.
Peccato che, in una coalizione così poco omogenea, si sia sentito il bisogno di marcare le differenze in cerca di visibilità e strombazzarle ai quattro venti, invece di costruire un bunker, lontano dalle telecamere e acusticamente isolato, dove scannarsi in pace e uscire con risoluzioni condivise.
Peccato che anche un personaggio come Mastella abbia goduto, assieme ad altri 150 senatori, lo stato di insostituibile e sia stato messo a capo di un ministero in cui era incompetente e probabilmente in conflitto di interessi.
Dopo le prossime elezioni, il paese, avviato al risanamento, depurato da molta evasione, nel momento in cui i piani per innescare un inversione di tendenza sul fronte economico stavano cominciando a funzionare, potrebbe venire riconsegnato al dilettantismo politico di Berlusconi, all’alba di una crisi economica mondiale. Una crisi che sarebbe complessa da gestire anche per un professionista dell’economia, figuriamoci per i commercialisti saccenti e ottusi con i quali Berlusconi occupa via XX Settembre.
Governo tecnico o meno, presto saremo in campagna elettorale. Cominciamo a riprendere in mano i numeri di Tremonti.
Un’incompetente gestione vedrebbe gli Italiani con le pentole vuote in piazza, come successe in Argentina.
Una sola cosa mi rode: perché non si è fatto nulla per il conflitto di interessi?
Tags: berlusconi, cdl, clemente_mastella, crisi, Economia, elezioni, italia, mastella, PD, Politica, prodi, senato, silvio_berlusconiLa parola scippata
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All’inizio del video in cui annuncia di candidarsi alle primarie, Enrico Letta fa una riflessione importante e profonda, una riflessione piena di risvolti.
Vorrei che il Partito Democratico riconquistasse la parola libertà.
Libertà è una parola fondamentale della vita dell’Uomo, ed è una parola fondamentale dei democratici.
E’ la parola che è stata scippata, è la parola che è stata cambiata.
E’ proprio questa, la parola da riconquistare.
Il Partito Democratico deve riappropriarsi di quella parola, che non appartiene a questa destra.
E’ proprio questa, la parola scippata e usata per suggestionare la gente semplice contro il pericolo comunista e liberticida che non esiste.
Sono d’accordo con Franco Bellacci: Letta è il secondo candidato.
Tags: candidatura, enrico_letta, libertà, parola, partito-democratico, PD, videoSe il Partito Democratico si presentasse da solo
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Esistono ragioni per le quali il Partito Democratico deve presentarsi da solo alle prossime Politiche.
La nascita del PD sta innescando una reazione a catena nello scenario politico italiano: l’ex correntone dei DS sta dando vita in autonomia dagli ex-compagni a un ambizioso progetto unitario a sinistra, Fini spinge per un partito unitario del centro-destra, qualcuno cerca di ricostruire un anacronistico centro cattolico, un soggetto nuovo nasce con la benedizione e l’impegno fattivo di Beppe Grillo, Marco Travaglio, Dario Fo, Franca Rame, Antonio Tabucchi, Elio Veltri e altri grossi calibri.
Un profondo cambiamento è in atto anche grazie alla candidatura di Veltroni, che da anni attendo.
Il centro-destra mai come dopo questa candidatura ha dato segni di nervosismo: gran parte dei maggiori esponenti del centro destra si è affrettato a commentarla negativamente, a improvvisare fantasiose esegesi del suo discorso al Lingotto, a minimizzarne la portata politica. Qualcuno ha addirittura avuto una crisi isterica.
Il Premiato Bufalificio “Il Giornale” in 2 giorni dopo il discorso al Lingotto ha prodotto ben otto articoli in proposito, sui quali sorvolo, poiché penso ne conosciate già il registro ![]()
Fini preme per il partito unitario del centro destra. Pur non avendo un progetto unitario, ma molte differenze con gli altri soggetti alleati, anche Fini sente la necessità di reagire a questo nuovo elemento e a questo candidato.
Anche a sinistra c’è fermento: si testimonia al PD e a Veltroni alleanza e si chiede confronto. Più di un esponente della sinistra democratica si è definito “alleato”.
La Senatrice Finocchiaro ha da poco presentato in commissione Affari costituzionali un ddl in cui si propone il doppio turno alla francese come proposta per la legge elettorale.
In breve, il doppio turno alla francese richiede che un partito superi la soglia del 50% più uno per poter governare. Qualora questo evento non accadesse al primo turno, i partiti che superano la soglia di sbarramento del 12.5% partecipano al secondo turno e di solito i partiti vicini o alleati appoggiano compatti un solo candidato.
Con un assetto simile sarebbe possibile e utile presentarsi senza alleati, ma non è la conta dei seggi il motivo per il quale penso che si debba correre da soli.
Il Partito Democratico deve abbracciare convintamente la vocazione maggioritaria e portare in atto in Italia un cambiamento della cultura politica, poichè ne ha i mezzi e i presupposti.
Non ho pregiudizi nè verso la sinistra estrema, nè verso l’ex-correntone, anzi, li vedo come soggetti con il quale il dialogo è agevole, ma ciò che il PD può e deve fare è incarnare il principale attore del rinnovamento della cultura politica italiana.
Il PD deve fare una scelta coraggiosa e distinguersi come un moderno partito a vocazione maggioritaria e libero da vincoli ideologici, sia a sinistra, sia al centro.



