Vogliamo i nomi

11 Aprile, 2008

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La CEI detta la linea

19 Marzo, 2008

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Nonostante boss e padrini si siano sempre professati devoti, fedeli e praticanti, la CEI reputa la lotta alla mafia una priorità per lo stato italiano. Dopo aver letto il libro “Le Sagrestie di Cosa Nostra“, dell’eccellente Vincenzo Ceruso, penso che il problema sia comune.

I vescovi vogliono che la politica italiana sia attenta alle famiglie. Se sta a cuore la famiglia italiana, perché non ci restituiscono i soldi dell’8×1000 e tutti i finanziamenti diretti e indiretti, permettendo di dimezzare le tasse a queste famiglie?

Uno stato nel quale non si sono mai svolte libere elezioni critica la nostra legge elettorale. Il porcellum è una legge impresentabile, ma sempre meglio di un’oligarchia che elegge di un teocrate a vita.

Perché nessuno si alza in piedi e dice “Basta”? Vogliamo continuare a subire l’egemonia di uno stato anacronistico e oscurantista mentre continuiamo a finanziare l’impunità dei pedofili?

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Il caso Ciarrapico

12 Marzo, 2008

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Il caso Ciarrapico ci rivela inequivocabilmente alcuni importanti dettagli sul PDL:

A chi voterebbe a sinistra ma ha deciso di starsene a casa o di annullare la scheda suggerisco di ricordare gli astenuti al referendum sulle staminali, che si ritrovarono coscritti dal Vaticano nell’esercito dei contrari alla sperimentazione. Che votiate o meno, dopo il 13 aprile, avrete comunque un governo che dovrà rappresentarvi e che parlerà a vostro nome anche quando darà del ‘kapò’ a qualche parlamentare europeo. Da chi vorreste essere arruolati, questa volta?

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Una grande occasione per la Spagna, un’idea per l’Italia

10 Marzo, 2008

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La fiducia riconfermata e cresciuta nei confronti del premier spagnolo che ha legiferato su aborto, divorzio, matrimoni omosessuali e ora di religione, introducendo in Spagna una ventata di aria fresca che il paese ha apprezzato, dovrebbe essere vista dalla classe dirigente italiana come una traccia. Ora che Zapatero è di nuovo alla guida del paese, la Spagna avrà una grande occasione: consolidare i valori della laicità nel comune sentire del popolo spagnolo.

Mi auguro che anche il nostro centro-sinistra, coadiuvato dall’esperienza Radicale, inizi questo percorso e che riesca a spostare lo zeitgeist italiano verso una maggiore indipendenza etica e politica: vorrei svegliarmi in un paese in cui un candidato possa dire: “anche i vescovi devono rispettare la legge” e che questa legge non preveda l’attuale gestione dell’8×1000, l’esenzione dall’ICI, gli insegnanti delle scuole pubbliche nominati dai vescovi e tutti quei privilegi che l’eccellente Curzio Maltese ci ha illustrato su Repubblica. Spero in una legge chiara su coppie di fatto e unioni omosessuali, spero in una regolamentazione inequivocabile riguardo a RU486 e pillola del giorno dopo, spero in norme precise in materia di eutanasia e testamento biologico, spero in punizioni esemplari per contrastare discriminazione e omofobia.

Zapatero ce lo ha confermato: “Si può fare”. Si può vincere senza Bertone e senza Binetti. Si può vincere anche senza il placet del Vaticano. Si può legiferare in aperto contrasto con ciò che la CEI ci vuole imporre e lo si può fare guadagnando consenso.

In democrazia, anche il papa è solo uno degli interlocutori: siamo un paese democratico e abbiamo bisogno di una politica libera che tuteli i diritti dei più deboli e non di un monarca assoluto designato da Dio che decida della legge a prescindere da chi sieda in Parlamento.

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Peccato!

6 Marzo, 2008

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La sentenza del Gup di Roma Giulia De Marco, che mi condanna in primo grado a sei mesi di reclusione, mi impone un unico e preciso dovere politico e di coscienza come cittadino e come parlamentare: la rinuncia alla candidatura al Senato della Repubblica nel Collegio del Veneto. Non voglio che la mia colpa o miei errori ricadano sul Pdl, ideato da Silvio Berlusconi, alla cui attività politica io continuerò a dedicare l’intelligenza e le capacità di lavoro che mi restano nonostante la mia veneranda età”

Gustavo Selva - fonte: la Repubblica

Selva ha deciso di non seguire il mio consiglio.

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La solita presa per il c..lo

21 Febbraio, 2008

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Bondi esclude dalle candidature del PDL chi ha procedimenti penali in corso, fatto salvo quelli che “hanno un’origine di carattere politico”. Devo ancora sentirne uno della CDL che abbia mai detto: “ho piena fiducia della Magistratura”. Tutti, nessuno escluso, gridano al complotto politico delle “toghe rosse, braccio armato della sinistra”. Quelle di Bondi erano vane parole di chiara natura propagandistica.

Bondi parla di procedimenti “in corso” e quindi semaforo verde ai chi è già un delinquente accertato, uno su tutti …

Ma a proposito … Telecinco … E’ un procedimento in corso? Si
E’ un processo che si può anche lontanamente definire di matrice politica, essendo istruito in un diverso paese da una magistratura che ha già assolto molti dirigenti Mediaset? No.

Insomma, la solita presa per il c..lo adatta a quegli elettori che votano ascoltando gli spot elettorali di Mike Bongiorno o di Sbirulino e che poi tornano all’ovattata narcosi.

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Ecco perché andrò a votare

8 Febbraio, 2008

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In questi giorni, come molti elettori, ho considerato l’idea di Antonio di boicottare le elezioni.
Penso di aver deciso: andrò a votare e voterò per il Partito Democratico.
Lo farò principalmente per quattro ragioni.

La possibilità di vittoria

Andrò a votare perché credo esista una possibilità di vittoria per il centrosinistra, e non sono solo.

Il neo-costituito partito di centro, la Rosa Bianca, secondo i primi sondaggi di Repubblica, andrebbe a rosicchiare voti a destra: hanno troppo pudore per ammetterlo, ma molti elettori moderati di destra si sono turati il naso, quando hanno dovuto votare Berlusconi. Questa nuova forza politica rappresenta per loro una dignitosa alternativa.
Si voterà anche per le amministrative che, da sempre, hanno avvantaggiato il centrosinistra e le politiche potrebbero benissimo subirne l’onda lunga.

Veltroni ha 51 anni, Berlusconi è un ultrasettantenne con un pacemaker, con i capelli trapiantati, con una gran pancia e con il cerone in faccia.

Dopo quindici anni da politicante populista, la gente comincia a percepirlo meno “nuovo”. Anche la coalizione con cui si presenta è lo stesso caravanserraglio del ‘92 che sta cominciando a stare stretto anche a lui: dagli ex-dc ai neo-fascisti, da Storace a Maroni, da Casini alla Mussolini.
La sola presenza di Calderoli basterebbe a trasformare una qualsiasi coalizione in un freakshow.

Veltroni è un uomo che sa comunicare, che sa convincere, che ha un’idea politica e che non soffrirà, come è accaduto a Prodi, uno svantaggio dialettico che lo penalizzerebbe in campagna elettorale.

I candidati del centro-destra

Andrò a votare perché il centrodestra candiderà:

E ovviamente il pluri-inquisito Berlusconi, che ha già detto che farà una legge contro l’utilizzo delle intercettazioni telefoniche, fatalità, proprio quando lo hanno beccato mentre raccomandava con scioltezza attrici all’ex-direttore di RAI Fiction, Agostino Saccà.

Magari andranno ugualmente al governo, ma fino ad allora, cercherò di non farlo accadere.

Una nuova politica

Andrò a votare perché vedo nel Partito Democratico un’occasione di rinnovamento della politica italiana.
Al di là del risultato finale, penso che sia importante testimoniare consenso verso un partito che si pone l’obbiettivo di modificare il panorama politico italiano e che, in parte, lo ha già fatto.

La legge elettorale

Andrò a votare perché questa legge elettorale è una presa in giro per stessa ammissione di chi l’ha scritta e di chi l’ha votata e doveva essere riformulata, prima di andare alle urne. Non è stata modificata perché Berlusconi vuole assicurarsi il massimo risultato elettorale anche cavalcando l’onda della recente caduta del governo e il senso di delusione che si respira a sinistra.
Anche di fronte alla possibilità di dare all’Italia un altro governo inchiodato al voto di 2 o 3 senatori, Berlusconi rivela le sue priorità: prima i propri interessi, poi quelli del Paese.

L’unico modo in cui il porcellum consente di ottenere una maggioranza significativa al senato è vincere, con molto vantaggio, in gran parte delle regioni, cosa non facilissima per la CDL.
Anche se vincesse Berlusconi, sarebbe grottesco che riuscisse a governare con questa legge grazie all’astensione degli elettori di centrosinistra.

Un’ultima riflessione

Tra poco cominceremo a vedere il Cavaliere strombazzare qualche sondaggio in cui il centrodestra vince con margini larghi, larghissimi, così larghi che, quasi quasi, un elettore di centrosinistra potrebbe cominciare a pensare che non abbia nemmeno senso andare a votare … appunto …

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Prepariamoci

25 Gennaio, 2008

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Al posto di Prodi, con un’alleanza che andava dai trozkisti a Fisichella e nessun margine numerico tra i due, chi avrebbe saputo fare di meglio? E’ stato un miracolo arrivare fin qui e mettere a segno risultati importanti.

Peccato non essere stati bravi a saperli comunicare.

Peccato che, in una coalizione così poco omogenea, si sia sentito il bisogno di marcare le differenze in cerca di visibilità e strombazzarle ai quattro venti, invece di costruire un bunker, lontano dalle telecamere e acusticamente isolato, dove scannarsi in pace e uscire con risoluzioni condivise.

Peccato che anche un personaggio come Mastella abbia goduto, assieme ad altri 150 senatori, lo stato di insostituibile e sia stato messo a capo di un ministero in cui era incompetente e probabilmente in conflitto di interessi.

Dopo le prossime elezioni, il paese, avviato al risanamento, depurato da molta evasione, nel momento in cui i piani per innescare un inversione di tendenza sul fronte economico stavano cominciando a funzionare, potrebbe venire riconsegnato al dilettantismo politico di Berlusconi, all’alba di una crisi economica mondiale. Una crisi che sarebbe complessa da gestire anche per un professionista dell’economia, figuriamoci per i commercialisti saccenti e ottusi con i quali Berlusconi occupa via XX Settembre.

Governo tecnico o meno, presto saremo in campagna elettorale. Cominciamo a riprendere in mano i numeri di Tremonti.
Un’incompetente gestione vedrebbe gli Italiani con le pentole vuote in piazza, come successe in Argentina.

Una sola cosa mi rode: perché non si è fatto nulla per il conflitto di interessi?

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Gli squadroni della morte della Lega Nord

25 Dicembre, 2007

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Alla voce “Squadrone della Morte”, Wikipedia scrive:

Con squadrone della morte viene indicato un gruppo di persone armate che agiscono con il fine di assassinare civili, solitamente inermi, perseguendo, usualmente, fini politici.

Il termine viene spesso ricondotto ad organizzazioni militari o paramilitari che spalleggiano dittature o regimi basati sulla repressione e l’autoritarismo. Gli obiettivi degli squadroni della morte possono essere gruppi, esponenti o autorità politiche, religiose, istituzionali o sindacali, così come dissidenti, ribelli, gruppi etnici o sociali, ma anche bambini di strada, attivisti, operatori sociali e tante altre categorie di civili. I metodi di queste esecuzioni arbitrarie e extragiudiziali di solito si contraddistinguono per ferocia e brutalità, includendo torture, stupri, rapimenti e sequestri.

Semplificando, per essere uno squadrone della morte, bisogna:

Ciò che manca alle squadre armate di vigilantes, che la Lega sta istituendo a Musile di Piave, è solo il terzo punto.

E’ abbastanza prevedibile che non mancheranno occasioni per superare questo dettaglio, dato che in quelle zone il 10% della popolazione è costituita da extracomunitari e che la Lega, a scopo elettorale, sta diffondendo una sottocultura che fomenta odio e accanimento verso chi si percepisce diverso o estraneo come chi ha la pelle di colore diverso, come chi è omosessuale o come chi parla un’altra lingua.
Il sindaco di Musile di Piave si chiama “Forcolin”, nomen omen.

Un altro splendido esempio di questa vergogna, tanto per cambiare, ce lo fornisce il sindaco in nero Giancarlo Gentilini che, con una scusa, fa sgombrare da un luogo privato alcuni fedeli musulmani mentre stavano pregando e giustifica lo scempio dicendo:

Era un tumore che poteva degenerare in metastasi, noi l’abbiamo estirpato

Giancarlo Gentilini - fonte : La Republica

.

Immagina una persona semplice, carica di sentimenti ostili, in un contesto culturale che instilla odio xenofobo e tende a minimizzare, se non a giustificare, gli episodi di violenza (verbale, mentale e anche fisica, vedi Borghezio che da fuoco ai pagliericci e che picchia un bambino extracomunitario) quando viene perpetrata nei confronti degli immigrati, immaginalo con un manganello o una pistola in mano, immaginalo in branco con altri soggetti di comuni vedute, immaginalo legittimato da una divisa e da un distintivo, immagina che di notte incroci un extracomunitario, magari ubriaco, o semplicemente triste o arrabbiato, metti che volino due parole in più, metti che comincino a litigare.
Anche una persona di mediocre intelligenza può dedurre come possa andare a finire.

Veneti, è questa la cultura che rivendicate come eredità della Serenissima? Le squadracce? I manganellatori? Gli ultras della xenofobia legalizzati e armati a spese del contribuente? Gli squadroni che ti macchiano la porta con un segno in codice?

Come siete caduti in basso …

La Lega continua a realizzare questa lurida strategia di consenso alimentando i sentimenti meschini d’odio, inciviltà e violenza, mentre il Nord Italia sembra sempre meno simile all’Europa e sempre più preoccupantemente indirizzato verso l’Iran degli omosessuali impiccati, il Sudafrica degli scontri di Soweto e il Cile della Carovana della Morte di Pinochet.

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Perché ritengo doveroso pubblicare le intercettazioni di Saccà e Berlusconi

21 Dicembre, 2007

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Ho letto molte critiche sull’operato dei giornalisti de L’Espresso che hanno pubblicato l’audio e la trascrizione del colloquio telefonico intercorso tra Berlusconi e l’ex direttore di Rai Fiction Saccà.
Ho visto scudi alzarsi in nome della privacy, e ho sentito chi si domandava come abbia potuto il giornalista ottenere quel materiale segreto.
Non sono d’accordo con Antonio quando parla di voyeurismo: questo lo definirei “giornalismo”. Pubblicare il servizio, non solo non è un gesto morboso, ma profondamente etico e deontologicamente dovuto. Fosse stata una telefonata d’amore alla moglie o a un’amante, converrei, ma qui siamo di fronte al capo dell’opposizione che tratta attrici per senatori, sottobanco, con il dirigente di un’azienda pubblica, allo scopo di provocare una crisi di governo.

L’Espresso aveva la notizia, aveva il materiale ed è stato un preciso dovere da parte loro, come giornalisti e soprattutto come cittadini, esporre il fatto e mostrare i documenti agli elettori.

Se i giornalisti de L’Espresso riescono, dio solo sa come, a procurarsi scoop esplosivi come questo, chapeau, perché andare a rovistare nell’immondizia del potere è il lavoro del giornalista, smascherare queste trame torbide è il lavoro del giornalista, esporre i fatti e misfatti della politica all’opinione pubblica è il lavoro del giornalista, anche se in Italia non lo fa più quasi nessuno.
Non ci siamo mai stracciati le vesti per i giornali di gossip, che pubblicano quantità massicce di notizie e foto private, talvolta false, di personaggi insignificanti; non vedo la ragione per ritrovare il nostro senso del pudore proprio ora di fronte a una notizia molto più che verosimile, che riguarda le nostre istituzioni e la nostra democrazia: lo definirei sacrosanto diritto di cronaca.

Berlusconi e Saccà non stavano tubando, non si stavano scambiando figurine o confessioni intime. Stavano ordendo una crisi di governo, nell’ombra, alle spalle del popolo che ha votato il primo e indirettamente ingaggiato il secondo: la conversazione non era privata nel merito, ma trattavasi di dipendenti statali che discutevano di argomenti rilevanti per la nazione intera. Ora, grazie all’Espresso, lo sappiamo anche noi, che siamo i diretti interessati che pagano il canone ed eleggono i membri del Parlamento e altre persone avranno un’opinione differente di colui che magari avevano votato. Questa è la verità che spesso ci viene negata e che permette a quest’uomo di raccogliere quasi un terzo dei voti degli Italiani, nonostante i processi, le condanne, le prescrizioni, i trascorsi, le frequentazioni e le vecchie amicizie. Se un giornalista, una volta, la pistola fumante è riuscito a trovarla e a pubblicarla, possiamo soltanto riconoscerne la bravura, perché dal 1991 ad oggi nessuno ha mai prodotto un documento così convincente.

I giornalisti hanno svolto egregiamente il loro compito: se gli Italiani hanno bisogno di origliare alla porta di Berlusconi e sentirlo mentre mercanteggia attricette per senatori, Barbarossa per Bossi, mentre impasta e rimescola le puledre di un politico con i voti del Parlamento degli Italiani e con la televisione di stato per convincersi del fatto che questo candidato sta facendo mercanzia della nostra Italia, ben vengano i documenti-shock; non vedo perché indignarsi del voyeurismo, quando dall’altra parte abbiamo un’attentato alla democrazia.

Lo chiedo a chi è giornalista di professione: se una vostra fonte vi avesse fornito questo documento, lo avreste pubblicato?
Lo chiedo a coloro i quali mi seguono, che sono elettori e cittadini: è giusto che questi fatti si sappiano e che questo documento sia ora pubblico?

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