L’Evoluzione della Religione
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Perché l’Uomo crede in dio? Cosa spinge un così gran numero di persone ad abbracciare credenze e superstizioni ancestrali ed evidentemente assurde? Due importanti ricercatori ce lo spiegano in maniera semplice e approfondita. I grassetti sono miei.
La Nicchia dell’Uomo
L’Uomo, come tutti gli altri esseri viventi, è il prodotto di quattro miliardi di anni di processi evolutivi. Siamo stati modellati e forgiati dai ritmi della geologia e dal clima del nostro pianeta così come dalla continua interazione tra gli organismi biologici. Esisti perché per eoni i tuoi antenati, dai batteri ai primati, hanno lottato e si sono riprodotti con successo. I geni che abitano in ognuno di noi sono ciò che ha aiutato i nostri antenati non solo a sopravvivere, ma anche a riprodursi in quantità maggiori rispetto ai loro concorrenti. E, anche se può sembrare improbabile, tu sei qui grazie al successo di miliardi e miliardi di generazioni.
Ogni specie vivente nel pianeta – dai cavoli alle balene – è passata attraverso questo processo, e si è evoluta per adattarsi a una particolare nicchia. E’ capitato che la nicchia in cui l’Uomo si è evoluto ha enfatizzato, a scapito della forza muscolare, il cervello, il quale ci ha dato linguaggio, creatività, curiosità e il più complesso sistema sociale di qualsiasi altra specie. Tuttavia il nostro cervello così potente è prigioniero di una continua battaglia tra la ragione e le paure ancestrali. Questo conflitto ci aiuta a capire le ragioni per le quali la religione ha mantenuto una forte presa nell’umanità e perché la ragione deve ancora lottare per essere ascoltata.
La nostra abilità nel risolvere complessi problemi cognitivi si è perfezionata lungo la nostra lunga e lenta storia evolutiva. Moti adattamenti, passati attraverso il setaccio dei limiti ambientali, hanno prodotto un cervello sempre più complesso. Questo processo è culminato in un software altamente specializzato nell’accomodare le competitive gerarchie sociali che sono state un aspetto cruciale dell’evoluzione dei primati e dell’Uomo in particolare. Noi umani abbiamo sviluppato un peculiare e complesso sistema di comunicazione, il linguaggio, il quale, in cambio, ha permesso lo svilupparsi di interazioni sociali sempre più complesse.
Adattamenti: progetti per il successo
Ma stiamo facendo troppi salti in avanti: dobbiamo considerare una moltitudine di adattamenti che ci hanno condotto a dove ci troviamo ora. Gli adattamenti riguardano caratteristiche fisiche e comportamentali che consentono a una specie di sopravvivere nella sua maniera specifica. Essendo la maniera specifica dell’Uomo così unica e complessa, svolgere concetti della cultura, come la religione, non è un’impresa facile, e siamo ancora nell’infanzia dell’esplorazione delle nostre radici evolutive. Un modo di pensare a questi peculiari adattamenti umani consiste nel paragonarli a una serie di upgrade del software e dell’hardware, tutti interdipendenti tra loro.
Una falsa obbiezione, comunemente sollevata dai creazionisti (inclusi i sofisti del ‘design intelligente’), è che gli adattamenti non possono funzionare fino a quando non sono terminati e posti in essere: pongono domande tipo: “cosa c’è di buono in mezzo occhio?”. Il biologo Richard Dawkins ha dedicato più di un libro a rispondere a domande di questo tipo. La teoria della selezione naturale di Darwin ha rivelato il mistero di come il più piccolo degli adattamenti incrementali, in lunghi archi temporali, possa giungere all’evoluzione di qualcosa di complesso come un occhio o il linguaggio [*1]. Lo sviluppo reciprocamente necessario dell’hardware e del software dei computer richiama, anche se in un arco temporale più breve di un ordine di grandezza, come gli adattamenti siano incrementati nel corso del tempo. Il tuo laptop è un supercomputer, rispetto agli standards di ieri, e si farebbe beffa di quei giganteschi computer di cui si ha memoria. Attraverso piccoli passi incrementali sia nell’hardware che nel software, l’informatica è avanzata oltre a quanto potesse sognare solo qualche generazione prima (se hai qualche dubbio in proposito, guarda un vecchio episodio del Ritorno Star Trek e interrogati sull’enorme banco dei computer di bordo). Certo, le mutazioni e gli adattamenti testimoniate dal’industria informatica erano in vero progettate da essere intelligenti che avevano in mente obbiettivi specifici. Gli adattamenti biologici, in contrasto, erano guidati dalla cieca e spesso crudele mano della selezione naturale. L’evoluzione ha un solo obbiettivo: replicarsi con successo.
Nell’Uomo, la traiettoria che ci ha portati dai batteri ai pesci, ai rettili fino ai mammiferi, inclusi i primati, ha lasciato un marchio indelebile. Un’interessante e divertente lettura in merito al nostro unico percorso evolutivo è Your Inner Fish (“il Pesce che è in Te”) di Neil Shubin. Shubin suggerisce che quando osserviamo come il nostro corpo è costituito, un progettista intelligente diventa ancora meno plausibile — ci sono troppi difetti, troppe “toppe” che non funzionano a dovere, ma abbastanza buone da cavarcela. La mente non fa eccezione: siamo il prodotto di milioni di piccoli adattamenti — e non c’è nessuno incaricato a farli funzionare tutti a dovere e correttamente assieme — finiamo per avere ogni tipo di contrattempo psicologico. La religione è uno di questi.
Fabbricare attrezzi: obbiettivi e processo
All’inizio del nostro passato da ominidi, l’Homo Abilis ha sviluppato la capacità di fabbricare degli attrezzi. Una tale abilità rendeva loro necessario pianificare in anticipo, imparare dai propri errori, così come imparare da altri individui, forse in una relazione “maestro-apprendista”. Dal punto di vista psicologico questo potrebbe essere stato il seme dal quale nacque la nostra necessità di scorgere un proposito non solo nelle cose costruite dall’uomo, ma anche in tutte le cose — attrezzi e armi erano fatti con un proposito, quindi perché non anche le stelle e i fiumi? Quegli ominidi che diventarono leggermente più proficienti nel fabbricare attrezzi, nel pianificare e orientare verso obbiettivi avrebbero avuto più successo, avrebbero lasciato un maggior numero di discendenti — e quegli individui di successo diventarono i nostri antenati. Attraverso piccole mutazioni, sia fisiche che psicologiche, i nostri antenati diventarono più capaci in questi ambiti. Gli adattamenti necessari per la manifattura e l’uso avanzati di attrezzi avrebbero guidato la necessità psicologica di individuare un proposito. Mentre raccoglieva una selce, il tuo antenato avrebbe dovuto avere l’abilità di determinare se questa pietra avesse posseduto le qualità necessarie per produrre un attrezzo per tagliare o la punta di una lancia — e questa abilità è il diretto risultato di una mente orientata all’individuazione di un proposito. Ritorneremo sulla critica importanza di saper individuare propositi in un momento.
Teoria della Mente
L’abilità nel fabbricare attrezzi per raggiungere uno scopo finale è solo uno degli adattamenti che possono averci predisposto alle credenze culturali e religiose. Tutto sommato, gli scimpanzé sono capaci di fabbricare attrezzi, di imparare dagli altri scimpanzé e di assumere comportamenti tesi a un obbiettivo. Un significativo adattamento che ha guidato il corso dell’evoluzione umana è stata la nostra capacità di vedere il mondo attraverso gli occhi di un altro — conosciuta come la ‘teoria della mente’. Questa abilità, che ci permette di attribuire agli altri uno stato mentale come credenze, desideri o intenzioni diverse dalle nostre [*2], è così complessa che non si sviluppa nei bambini prima che non raggiungano i quattro anni circa [*3]. Anche se alcuni scienziati sostengono che i nostri cugini più prossimi, gli scimpanzé, posseggano una qualche abilità nel percepire le intenzioni degli altri — è l’Uomo colui che ha affinato questa abilità ad arte.
Cosa ha a che fare tutto ciò con la religione? Quando i nostri antenati svilupparono una sensibilità nei confronti dei pensieri altrui come un aiuto per scoprire cosa si nasconde dietro ai comportamenti esterni e visibili, avrebbero iniziato a scorgere, ovunque guardassero, una forza creativa e intelligente. Un individuo, mentre guardava un altro scheggiare una selce, gli avrebbe attribuito un proposito simile al proprio mentre fabbricava un attrezzo. Quindi avrebbe anche assunto che il fulmine, la pioggia, il sole, le stelle, la luna dovessero aver avuto dietro un qualche tipo di forza creativa dotata di propositi. Qui possiamo trovare le più profonde radici delle nostre credenze religiose.
Parentela
Uno dei più importanti contributi alle scienze dell’evoluzione è stata la selezione di parentela, come proposta da D. Hamilton [*4]. Alla sua teoria, immersa in complesse equazioni matematiche, venne data vita nel pionieristico libro di Richard Dawkins The Selfish Gene (il Gene Egoista).
Hamilton propose che, mentre il trasmettere i nostri geni direttamente alla nostra prole è un modo di garantire il nostro successo riproduttivo, l’aiutare quegli individui che ci sono strettamente apparentati, anche a scapito nostro, può allo stesso modo assicurare la sopravvivenza dei nostri geni. Qualsiasi specie di animale sociale, laddove i parenti di solito vivono nello stesso gruppo, nello stesso branco o nello stesso stormo, avrebbe sviluppato adattamenti volti a riconoscere i propri affini, valutare il loro grado di parentela e assistere quelli maggiormente vicini. Questa probabilmente è la ragione per la quale si è più portati a donare un rene alla propria sorella e non alla propria cugina di terzo grado.
Mentre tutti gli animali che vivono in gruppi sociali possono avere variabili strategie per riconoscere e ripagare i legami di parentela, l’Uomo è unico in quanto il linguaggio ha permesso lo svilupparsi di parentele fittizie. Da molto tempo i pastori hanno manipolato il concetto di parentele fittizie. Quando arriva primavera, sia le pecore che gli agnelli muoiono. Se la pecora muore, anche l’agnello rimasto orfano muore, a meno che non si trovi una pecora che lo allatti. Tuttavia non è interesse della pecora allattare un agnello non imparentato, e allora il pastore ha imparato che se si scuoia la prole deceduta della pecora e mettendo la pelle sull’agnello orfano, si riesce a far credere alla pecora che l’agnello sia il suo. In altre parole la si può manipolare per farle accettare una parentela fittizia.
Il riconoscimento delle parentele nell’Uomo avviene in due modi. Il metodo primario è estremamente arcaico. Semplicemente riconosciamo come affini quegli individui che mangiano con noi, condividono gli stessi ambienti durante il sonno e ci forniscono cibo e conforto. Tuttavia, con l’avvento del linguaggio, la definizione di affinità è diventata più complessa. Ogni cultura del mondo definisce e mantiene traccia delle affinità. Quando i nostri antenati formarono gruppi sempre più larghi, tenere traccia di chi era affine attraverso definizioni verbali dell’affinità diventò sempre più importante (questo aiuta a spiegarci i riti ancestrali). a tutto ciò aprì la porta alla creazione di affinità fittizie — che significa assegnare il nome di un affine a individui non strettamente apparentati. Questo sarebbe stato estremamente utile per la coesione del gruppo, specialmente in tempo di guerra [*5].
Con l’avvento dell’agricoltura, della proprietà della terra e dell’accumulo di ricchezze, i nostri antenati cominciarono ad aggregarsi in comunità sempre più ampie e permanenti. La nascita di villaggi, paesi e città mise assieme masse di individui non apparentati. Quando questi insediamenti crescevano e si espandevano, le guerre tribali per la conquista di territori divennero inevitabili. In un piccolo gruppo, in cui tutti erano strettamente imparentati, sacrificare la propria vita in difesa di un parente vicino avrebbe recato beneficio ai propri geni. Tuttavia, in gruppi più larghi in cui la maggior parte delle persone non erano parenti stretti, come potevano i capi convincere i guerrieri a morire per difendere individui non imparentati? Il linguaggio agisce come la pelle dell’agnello e inganna la mente facendole attribuire parentela dove non c’era usando termini di affinità come “fratello”, “padre”, “sorella” e “madre”[*6]. Per mantenere unita una piccola nazione, queste parentele fittizie sarebbero state essenziali. Non senza ragione, anche oggi , i militari si sforzano per creare un senso di “fratellanza” tra soldati. Dove il linguaggio avrebbe fornito la piattaforma sulla quale costruire un’affinità fittizia, ci sarebbero state cerimonie rituali per solidificarla. La prossima volta che parteciperai a un battesimo, osserva la ritualizzazione di un bambino che viene accettato nella “famiglia di Dio”.
Il Conflitto tra la Mente Arcaica e la Ragione
Vicini alla fine del nostro viaggio verso l’Uomo moderno, abbiamo sviluppato la capacità di pensare astrattamente. Non avremmo potuto scrivere questo articolo non avendo l’abilità di astrarre e ragionare, così come tu non saresti stato in grado di comprenderlo, se non avessi avuto queste capacità. Pensare in questo modo è una caratteristica che apparentemente appartiene unicamente all’Uomo, e addirittura non tutti ne sono capaci. I preadolescenti semplicemente non hanno una configurazione celebrale per farlo. La configurazione cerebrale di un preadolescente differisce ampiamente da quella che avrà da adulto. Ci vogliono circa 12 anni dopo aver raggiunto la pubertà prima che i lobi frontali si sviluppino completamente [*7]. I nostri lobi frontali sono il punto chiave dei comportamenti sociali, del pensiero astratto, della pianificazione e soluzione di problemi complessi. L’Uomo ha sviluppato il più elaborato corredo di lobi frontali di tutto il pianeta — è la nostra nicchia evolutiva.
Ma lobi frontali altamente sviluppati sono entrati in gioco in ritardo e devono ora competere con il cervello arcaico che fu il motore che alimentò in nostro successo evolutivo. Proprio come Shubin sostiene che il nostro corpo sia più simile a un insieme di pezzetti raccattati a una vendita di beneficenza e giustapposti alla meno peggio e che più o meno funzionano … anche il cervello è composto da parti che spesso sono in conflitto tra loro poiché assolvono differenti compiti e hanno diverse priorità.
Chiamiamo i nostri lobi frontali ‘io-intelligente’ e la parte più arcaica del nostro cervello ‘io-primitivo’. il nostro io-intelligente sa che mangiare troppo e non fare abbastanza esercizio fisico è per noi un danno, è causa di problemi cardiaci, diabete e di un aspettativa di vita più breve. Ma il nostro io-primitivo è comunque preparato al rischio di morire di fame, quindi semplicemente non può capire perché l’io-intelligente ti voglia negare un bel Big Mac con un’abbondante porzione di patatine fritte e un milkshake al cioccolato. Si dibatte mentre stai guidando verso quegli archi dorati e fa in modo che il tuo cervello mandi un segnale che grida: “FERMATI o possiamo morire!”. Il cervello-intelligente non è preparato a prevenire che il cervello primitivo assuma il controllo perché l’abbondanza di cibo della quale la maggior parte di noi è circondata è un relativamente recente sviluppo nella storia umana. Forse, in pochi millenni, gli individui con la forza di volontà per resistere a tutto quel gustoso grasso, proteine, zucchero e sale si riprodurranno in numero maggiore rispetto a quelli che non ci riescono.
Il punto è che c’è un immediato conflitto tra ciò che sappiamo essere buono per noi e ciò che sentiamo di volere — e spesso cadiamo vittime delle nostre necessità primordiali anche quando sappiamo che sono pericolose.
La Religione come Supremo Big Mac
Il successo della religione è innegabile. Esiste in ogni cultura e in ogni angolo del mondo. Spendiamo miliardi e miliardi di dollari per costruirle monumenti, per supportarla e ovviamente per fare proseliti in nome del nostro personale marchio preferito. Gli individui rinunciano al sesso e si privano di famiglia e di amici in nome della religione. Oltre a ciò, sacrifichiamo tempo e fatica per compierne i rituali e per indottrinare i nostri figli e nipoti in modo che facciano lo stesso. Siamo anche disposti a uccidere per essa.
La scienza moderna, in particolare la biologia moderna, ci ha dato la possibilità di scrollarci di dosso l’idea che la nostra esistenza e l’esistenza dell’universo richieda un essere intelligente. Anzi, come ci fa notare Richard Dawkins nel suo The God Delusion (L’Illusione di Dio), invocare un essere intelligente non ci spiega nulla — semplicemente fa regredire la domanda a “Chi ha progettato il progettista?”. Nonostante l’illogicità di credere che qualche grandioso essere che sta nei cieli non sia solo capace di creare le leggi della fisica, i principi dell’evoluzione e la vastità del tempo, ma anche consideri con grande attenzione se tu usi la mano sinistra per pulirti dopo aver defecato, se quando mangi un’ostia tu sia senza peccato o se non mescoli il formaggio con il pollo, noi ce la beviamo come se fosse latte materno.
La ragione per la quale la religione ha così tanto successo è che solletica il nostro cervello-primitivo nello stesso modo in cui lo fa un Big Mac — solo che lo fa di più. La religione ha guadagnato un punto d’appoggio dirottando la necessità di dare un proposito nel momento in cui l’Uomo, per indagare il mondo in cui viveva, aveva a disposizione solo l’immaginazione, e non le prove e il raziocinio che possediamo oggi. Spiriti e dèmoni erano la spiegazione di malattie che oggi sappiamo essere causate da batteri o da malformazioni genetiche. I capricci degli dèi erano la ragione per la quale accadevano terremoti, eruzioni, inondazioni e siccità. I nostri antenati erano pronti a sacrificare qualsiasi cosa, dalle capre ai propri simili, pur di soddisfare quegli dèi.
Assieme alla necessità di attribuire un proposito, la nostra facoltà di intuire le intenzioni altrui si riversa nella predilezione a determinare le intenzioni degli dèi e delle dee (o degli spiriti, dei dèmoni e degli angeli). Ovviamente il problema principale è stato che non siamo mai d’accordo tra di noi riguardo alle intenzioni di dio, e tutto ciò spesso finisce in sciagurate e violente discussioni. Anche la nostra evoluta tendenza all’aggressività va ad alimentare tutto ciò. Giustifichiamo pregiudizi, odio, omicidi e guerra attribuendo le nostre colpe a un qualche dio. Fintanto che uccidiamo in nome di dio, stiamo facendo il giusto.
Il nostro cervello-primitivo che tiene traccia di chi ci è affine può essere facilmente pilotato attraverso il linguaggio e i rituali, e questo è il motivo per il quale la religione usa termini come “dio padre”, “Maria la madre del cielo”, “fratello” e “sorella”. I rituali rafforzano le affinità fittizie attraverso feste, adorazione e cerimonie come i matrimoni e i funerali. Nonostante il nostro cervello-intelligente sia in grado di riconoscere la differenza tra le affinità reali e quelle fittizie, i legami creati all’interno di organizzazioni religiose si stringono saldamente. Abbandonare la fede in cui si era nati, per i nostri antenati, avrebbe sicuramente significato l’isolamento, se non peggio. Nell’Islam, la punizione per l’apostasia è la morte. Anche nelle culture occidentali è comune ascoltare storie di individui cui famiglia e amici hanno voltato le spalle perché avevano disconosciuto i loro credi religiosi.
La paura di perdere famiglia e amici è un potente mezzo per mantenere le persone sotto controllo. E’ molto più semplice ignorare l’evidenza che non esiste alcun dio piuttosto di rinunciare all’amore e all’amicizia di una comunità. La nostra sopravvivenza dipende molto di più dall’appartenere a una comunità, anche oggi, di quanto non dipenda dall’abbandonare una religione. Studi di psicologia suggeriscono che la nostra rete sociale, cioè la famiglia e gli amici, è essenziale per la felicità individuale. Per i nostri antenati voleva dire molto di più, era necessaria addirittura per sopravvivere. Essere esclusi avrebbe voluto dire morte, e il nostro cervello-primitivo non se lo è dimenticato. Non ci siamo evoluti come creature solitarie, e nemmeno indipendenti dal supporto sociale. La religione, nel bene e nel male, ha sempre offerto una rete sociale già pronta. una intera (e fittizia) famiglia estesa. Nel nostro cervello primitivo è configurato non solo per sforzarsi nel mantenere solide relazioni familiari e sociali, ma quando si associa con l’attribuzione delle nostre paure ancestrali al volere di dio, e con la nostra tendenza all’aggressività, noi siamo più che pronti a commettere i gesti più atroci pur di proteggere i nostri affini fittizi e le nostre credenze.
Ovviamente ci sono altri fattori che contribuiscono a questa ingarbugliata ragnatela, come il desiderio di potere, terra, ricchezza e, nel momento in cui prendiamo in considerazione i maschi, accesso alla femmina per potersi riprodurre. Anche tutti questi istinti, ancora esistenti e radicati nella psiche umana, sono stati giustificati attraverso la religione. Indipendentemente da quanto sia terribile l’atto che si andava a compiere, se si attribuisce a dio la nostra stessa paura e il nostro stesso odio, tutto può essere giustificato. La religione e gli dèi erano estremamente utili agli spietati e a chi era assetato di potere.
La Battaglia per la Razionalità
Il nostro cervello arcaico, che ci è stato così utile nel nostro passato evolutivo, ora mette a repentaglio la nostra stessa esistenza. Mentre il nostro cervello-intelligente ci ha dato la tecnologia moderna, la scienza e il privilegio di capire non solo noi stessi, ma anche il nostro universo, il nostro cervello primitivo è rimasto fermo all’età della pietra. La razionalità deve sempre lottare le nostre tendenze a lasciar affiorare superstizioni e paure. Questo è vero specialmente dal momento in cui abbiamo la capacità di distruggere non solo noi stessi, ma anche il nostro pianeta.
Gran parte della popolazione mondiale continua a credere a un dio forgiato dalla paura di una popolazione del deserto e quel che è peggio è che non si limitano a credere ciecamente che la loro idea di dio e dei sui desideri siano giusti, ma credono anche che coloro i quali non sono d’accordo debbano essere convertiti o dovranno subire il tormento eterno (e qualche volta anche offrono un po’ aiuto per raggiungere quel luogo). Le paure primitive instillate dalla febbre religiosa agiscono come un impenetrabile muro per la ragione. Seconto una recente statistica svolta da Gallup, il 66% della popolazione degli USA concorda fortemente con la frase “Dio ha creato gli esseri umani in una volta più o meno nella forma in cui si trovano ora, in un momento compreso entro gli ultimi 10.000 anni”. Data l’enorme mole di prove scentifiche a favore di tuttaltro, una credenza talmente ostinatata dovrebbe spaventare qualsiasi persona in grado di pensare. E’ anche testimonianza di ricche e potenti organizzazioni religiose che spendono miliardi di dollari in pubbliche relazioni, creando controversie dove non ce ne sono e sputando menzogne riguardo alle prove dell’evoluzione [*8]. Ma nulla di tutto ciò sarebbe possibile se il nostro cervello non fosse pronto e disponibile ad accogliere il messaggio che viene propagato. E’ abbastanza facile per un ateo o per un umanista ridacchiare della credulità di un credente, ma lo facciamo a nostro rischio e pericolo.
La religione deve essere presa sul serio. Capendone le radici, come possa accaparrarsi il dominio sulla nostra psicologia e prendere il controllo della nostra cultura, potrebbe ben essere uno dei più importanti tentativi che ci attendono. Perché anche con la nostra grandiosa tecnologia, con i nostri progressi della medicina moderna e i nostri volumi di conoscenza, se non impediamo al nostro passato ancestrale di cancellare la nosta moderna razionalità, siamo sicuramente condannati.
Per maggiori informazioni riguardo a questo argomento:
- We Few, We Happy Few, We Band of Brothers (parts 1-3) — J. Anderson Thomson
- Why They Kill — J. Anderson Thomson
- Why We Believe In Gods — J. Anderson Thomson
- Religion Explained by Pascal Boyer
- Kluge: The Haphazard Construction of the Human Mind by Gary Marcus
Note:
*1. Per maggiori informazion riguardo a questo argomento leggi Climbing Mount Improbable di Richard Dawkins.
*2. Premack, D. G & Woodruff, G. (1978). Does the chimpanzee have a theory of mind? Behavioral and Brain Sciences, 1, 515-526.
*3. Lewis C & Osborne A. (1990). Three-year-olds’ problems with false belief: conceptual deficit or linguistic artifact? Child Development 61(5):1514-9.
*4. Hamilton, W.D. (1964). The genetical evolution of social behaviour I and II — Journal of Theoretical Biology 7: 1-16 and 17-52.
*5. Thomson, J.A. (2007). We Few, We Happy Few, We Band of Brothers — AAI 2007 conference in Washington, D.C.
*6. Per esempio, in Inglese si ritiene che la parola ‘King’ (re n.d.t.) derivi dall’Inglese antico ‘cynn’, che significa ‘famiglia’ o ‘razza’.
*7. Per maggiori informazioni riguardo a questo argomento leggi The Primal Teen: What the New Discoveries about the Teenage Brain Tell Us about Our Kids di Barbara Strauch.
*8. Forrest, B & Gross, P (2004). Creationism’s Trojan Horse: The wedge of intelligent design.
J. Anderson (Andy) Thomson ha conseguito un M.D. presso l’università della Virginia. Le sue pubblicazioni accademiche riguardano i disturbi da stress post-traumatico, il terrorismo suicida, il disturbo della personalità narcisistica, l’identità religiosa, la credenza religiosa e le teorie evolutive della depressione. Ha svolto il mansioni legate alla risoluzione di conflitti internazionali in Lettonia, Estonia, Turchia, Georgia, Ossezia del Sud e Kuwait. Attualmente fa parte dello staff psichiatrico presso l’University of Virginia Counseling and Psychological Services e l’Istituto Universitario di Legge, Psichiatria e Polizia Pubblica. Pratica privatamente nell’ambito della psichiatria generale e forensica, ed è un fiduciario della Richard Dawkins Foundation for Reason and Science.
R. Elisabeth Cornwell è Assistente Ricercatore presso l’Università del Colorado a Colorado Springs. Le sue ricerche includono lavori nell’ambito di ormoni, ferormoni e selezione sessuale nell’Uomo. Il suo scritto più recente si trova in Animal Behavior, e riguarda le prove a supporto di varie teorie riguardanti la selezione del partner nell’accoppiamento umano. Più di recente il suo lavoro ha riguardato le differenze tra teisti e atei in svariati profili psicologici.
L’articolo è stato ripreso e tradotto da “The Evolution of Religion” – RichardDawkins.net
Hands of God con sottotitoli in italiano
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Grazie a Bispensiero
Comici guerrieri? Cosa ci sarà mai di comico nella guerra …
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Rispondo a “Far finta di essere sani” da “anticlericale inalberato e isterico” dicendo che la “nuova” consapevolezza sulla crocefissione porterebbe, a esempio, a rivedere la propria posizione sulle ferite presentate dalla gran parte degli stigmatizzati. Codeste ferite si trovavano sulle mani e non ai polsi. Ma rivedere le proprie posizioni non è un gesto facile per la chiesa cattolica.
La divinità alla quale i cristiani credono non si ricordava forse dove piantarono i chiodi?
Se per decidere quale spiegazione dare a un fenomeno come quello delle stimmate, tra un intervento divino e una reazione psicosomatica o un gesto deliberatamente autoinflitto, mi sarei servito del rasoio di Ockham, per spiegarmi la ragione dello sbagliato posizionamento delle stimmate stesse, un comune coltellino svizzero sarebbe più che all’altezza, come lo sarebbe anche un po’ di acido fenico.
Ma ovviamente i cattolici, “sempliciotti, incapaci di mediazione culturale, impotenti e spaventati di fronte al trionfante cammino della ragione moderna” continueranno a credere agli stigmatizzati e a venerarne le salme in decomposizione, dal papa fino all’ultimo frate minore o parroco di provincia. Il culturalmente “inalberato e isterico” non è l’eccezione: è la regola, e le eccezioni sono rare.
Che tipo di discussione si può intavolare, su quale piano storico, scientifico, filosofico, con chi non cambierà mai idea, nemmeno di fronte a schiaccianti evidenze, in virtù di verità assolute basate su tradizioni orali preistoriche o quasi?
In che termini intavoleresti una discussione scientifica su, a esempio, il concepimento verginale di Maria? Cosa risponderesti a un biologo che ti dicesse che per avere un bel maschietto serve un bel cromosoma y e che il cromosoma y ce lo può fornire solo un bel papà? A che punto la discussione si trasformerebbe da scientifica a qualcosa di meno verificabile e che si potrebbe applicare allo stesso modo anche a Shiva, ad Allah o alla Fata Turchina?
A differenza dell’autore al quale rispondo, penso che il cattolicesimo non abbia bisogno di altri guerrieri: l’ultimo che ricordo è Ante Gotovina, cattolico e colpevole di crimini contro l’umanità. Dopo di lui mi auguro di non vedere più nessuno combattere con un crocifisso in mano: quel tipo di fanatismo è il peggiore.
Valori cristiani
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Il cristianissimo presidente degli Stati Uniti ha posto il veto sulla legge che proibiva l’uso della tortura durante gli interrogatori della CIA. Eh, i valori cristiani, che fonte di ispirazione etica e morale!
Una grande occasione per la Spagna, un’idea per l’Italia
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La fiducia riconfermata e cresciuta nei confronti del premier spagnolo che ha legiferato su aborto, divorzio, matrimoni omosessuali e ora di religione, introducendo in Spagna una ventata di aria fresca che il paese ha apprezzato, dovrebbe essere vista dalla classe dirigente italiana come una traccia. Ora che Zapatero è di nuovo alla guida del paese, la Spagna avrà una grande occasione: consolidare i valori della laicità nel comune sentire del popolo spagnolo.
Mi auguro che anche il nostro centro-sinistra, coadiuvato dall’esperienza Radicale, inizi questo percorso e che riesca a spostare lo zeitgeist italiano verso una maggiore indipendenza etica e politica: vorrei svegliarmi in un paese in cui un candidato possa dire: “anche i vescovi devono rispettare la legge” e che questa legge non preveda l’attuale gestione dell’8×1000, l’esenzione dall’ICI, gli insegnanti delle scuole pubbliche nominati dai vescovi e tutti quei privilegi che l’eccellente Curzio Maltese ci ha illustrato su Repubblica. Spero in una legge chiara su coppie di fatto e unioni omosessuali, spero in una regolamentazione inequivocabile riguardo a RU486 e pillola del giorno dopo, spero in norme precise in materia di eutanasia e testamento biologico, spero in punizioni esemplari per contrastare discriminazione e omofobia.
Zapatero ce lo ha confermato: “Si può fare”. Si può vincere senza Bertone e senza Binetti. Si può vincere anche senza il placet del Vaticano. Si può legiferare in aperto contrasto con ciò che la CEI ci vuole imporre e lo si può fare guadagnando consenso.
In democrazia, anche il papa è solo uno degli interlocutori: siamo un paese democratico e abbiamo bisogno di una politica libera che tuteli i diritti dei più deboli e non di un monarca assoluto designato da Dio che decida della legge a prescindere da chi sieda in Parlamento.
Solidarietà ai docenti della “Sapienza”
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Il caro Giuseppe Regalzi di Bioetica mi segnala una petizione, indirizzata al Presidente della Repubblica e al Rettore dell’Università “La Sapienza” di Roma, per esprimere solidarietà ai docenti della Sapienza a difesa della laicità del sapere, per stigmatizzare il vergognoso linciaggio morale da parte della politica e dei media al quale sono stati sottoposti i docenti che hanno de facto supplito ai compiti di garanzia che spettavano al Rettore.
Riporto il testo:
Esprimiamo la nostra piena solidarietà e la nostra gratitudine ai docenti firmatari dell’appello affinché la partecipazione di Papa Benedetto XVI all’inaugurazione dell’anno accademico venisse annullata.
Apprezziamo la sensibilità del Papa per aver declinato l’invito; non altrettanto si può dire del Rettore Renato Guarini, che si è mostrato inadatto al ruolo che ricopre, incapace di tutelare la laicità dell’Università e il dialogo universale. Inadempiente alle sue responsabilità di garante, ha posto i firmatari del suddetto appello nella scomoda posizione di dover supplire ai compiti di garanzia che gli sarebbero stati propri e determinato una spiacevolissima situazione.
Siamo inoltre stupiti ed amareggiati per la superficialità con cui esponenti politici e istituzionali di primo piano, tra cui dispiace in particolar modo dover annoverare il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il Ministro dell’Università Fabio Mussi, si sono uniti al linciaggio morale cui i firmatari dell’appello sono stati e sono tuttora sottoposti.
Infine, ci dichiariamo esterrefatti dalla devastante superficialità ed incompetenza di gran parte della stampa, che si è lanciata alla ricerca dello scoop nel migliore dei casi, o della strumentalizzazione politica nel più frequente. In particolare, è stato completamente stravolto il significato dell’appello, non certo inteso a tacitare una voce e a impedire il dialogo e il confronto, ma a tutelare il profondo significato storico e morale dell’inaugurazione dell’anno accademico, la più solenne cerimonia accademica, nella quale l’università celebra la libertà del sapere universale, idealmente libera da qualunque condizionamento e patronato.
La stragrande maggioranza dei media e dei politici stanno attuando una oscena propaganda, facendo passare l’idea che l’azione degli insegnanti sia stata un illegittimo gesto di prevaricazione e censura, quando si sa che il pontefice, oltre che disporre della facoltà di parlare a reti e giornali unificati, urbi et orbi, ha spontaneamente rinunciato alla visita, per lo più per motivi di immagine.
Firmare e diffondere questo appello, esprimendo solidarietà a questi insegnanti lasciati soli contro tutti a difendere una roccaforte sempre più in pericolo è un gesto auspicabile, se non altro per amor di verità.
Lettera aperta al Rettore dell’università “La Sapienza”
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Scrivo una e-mail al Magnifico Rettore dell’Università “La Sapienza” per manifestare il mio pensiero in proposito alla visita del Papa e a questo bellissimo focolaio di lumi in uno stato che sembrava avviato all’oscurantismo, primo vagito di una nuova rivoluzione laica.
Scrivi anche tu due righe: puoi copiare il mio testo, modificarlo, citarlo, o scrivere ciò che pensi con altre parole.
L’indirizzo della segreteria del Rettore è segreteriatecnicarettore@uniroma1.it.
Magnifico Rettore,
Le scrivo in merito alla recente discussione sull’opportunità dell’intervento di Benedetto XVI di giovedì 17, al termine della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico.
Alcuni docenti, tra i quali si scorgono nomi illustri, come l’attuale presidente del CNR e il professor Giorgio Parisi, hanno sostenuto che la presenza del pontefice strida con la laicità della Scienza.
Pur sentendomi profondamente solidale con i docenti che le hanno rivolto questo messaggio, penso che, come ad Ahmadinejad è stata data la possibilità di rivolgersi al pubblico della Columbia University, è legittimo che la Sapienza conceda un simile privilegio al Papa.
Tuttavia, alla Columbia, al presidente dell’Iran che, ironicamente, è il leader di uno stato teocratico, è stata data la possibilità di esprimere il suo punto di vista, ma gli si sono anche rispettosamente rivolte delle critiche: “you exibit all the signs of a cruel and petty dictator”.
Sarà in grado La Sapienza di esprimere una figura come quella di Bolliger o verrà semplicemente subita passivamente una lectio magistralis, nella speranza che non si ripeta l’esperienza di Ratisbona, in cui il papa, ex catedra, approfittando del genius loci della città in cui già cristianesimo e islam si scontrarono violentemente, sostenne tesi che urtarono la sensibilità musulmana?
Mi permetto di farle notare che dai programmi di scienze delle scuole medie, la teoria di Darwin sull’evoluzione della specie è “miracolosamente” scomparsa. Non crede che ospitare chi promuove idee balorde come il creazionismo, influenzando anche i curricula scolastici italiani, non meriti, per lo meno, un contraddittorio?
Uno scienziato si accosta alla ricerca della verità perché esperisce, verifica, tenta di invalidare, confronta i propri risultati con quelli altrui e, se giunge a nuove scoperte, rivede le proprie teorie e ricomincia. Un uomo di fede presume di conoscere la verità perché l’ha letta su un libro scritto almeno quindici secoli or sono, e tenta di proporcele come sante e indiscutibili.
La religione contrasta attivamente la scienza, non solo promuovendo ignoranza, ristrettezze di vedute e attitudine a non cambiare idea in virtù di questi testi sacri di popolazioni primitive, ma anche a livello politico, ingerendo sui programmi scolastici, sulle nomine del personale docente, sulle regolamentazioni relative alla ricerca (staminali, clonazione, embrioni, etc.). Non pensa che, avendo questa importante occasione di confronto, non sia il caso di porre al pontefice alcune domande in proposito?
Le idee di Benedetto XVI su Galileo, anche se fanno rabbrividire, mi preoccupano meno delle sue idee su Darwin: le scienze bio-mediche mi toccano più da vicino di quanto non lo facciano i massimi sistemi. Non pensa che a molti scienziati che si onorano di far parte del personale docente dell’Ateneo prema chiedere al Papa spiegazioni in merito?
Mi permetta di concludere questa mia lettera con una breve considerazione personale. Lei sostiene che il papa debba essere accolto come messaggero di pace.
Gran parte delle guerre che l’Uomo ha dovuto vivere, sono state dettate o esasperate per mezzo della religione. Non mi sto riferendo solo alle crociate o a eventi lontani nella storia, ma anche alle ultime guerre: Jugoslavia, Irlanda, Palestina, Libano (gli uomini della Falange erano cattolici), Israele, etc.
Gli attentatori delle torri gemelle erano dei fedeli. Lei mi dirà che erano fondamentalisti. Ma chi è che promuove il fondamentalismo in prima istanza? Non pensa che educare un individuo, fin da quando è un bambino senza lo scudo della capacita critica, a credere senza verificare, a essere saldi nella fede anche di fronte a qualsiasi evidenza contraria, a compiacere la divinità credendo strenuamente alla Sua parola, scritta nei sacri testi, non sia il primo necessario passo sulla via del fondamentalismo?
Voltaire diceva: “Chi riesce a farci credere a cose assurde, riesce anche a farci compiere azioni atroci”.
Gli attentatori delle torri gemelle, da bambini, non vennero educati da un fondamentalista, ma da un moderato insegnante “mainstream”, il quale spiegò loro che a chi muore martire spettano 72 urì, e loro continuarono a crederci.
Idrocarburi
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SAN GIOVANNI ROTONDO (FOGGIA), 6 GEN – La salma di San Pio da Pietrelcina sara’ esumata ad aprile prossimo e sara’ esposta ai fedeli per alcuni mesi.
Update: ne parlano anche il Corriere e la Repubblica.
Mi disgusta pensare a centinaia di persone semplici che peregrineranno al santuario e si prostreranno penitenti di fronte a un cadavere in decomposizione e magari baceranno la teca in cui sarà esposto.
Poiché questo gesto può essere interpretato solo come un rivoltante modo di fomentare la credulità popolare, concludo che anche il carburante della superstizione, come il petrolio, deriva da (de)composti organici.
Dobbiamo prima lasciarci alle spalle la nostra preistoria e sfuggire alle mani nocchiute che si allungano per trascinarci indietro alle catacombe, agli altari fumanti e ai piaceri colpevoli della soggezione e dell’abbiezione.
Christopher Hitchens – God is not Great. How Religion Poisons Everything (trad.: Dio non è grande)
La Binetti, il papa, l’omosessualità e le leggi ad personam
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Quando un politico prende un crocifisso in mano, spesso, dice spropositi, tipo:
God told me to strike at al Qaida and I struck them, and then he instructed me to strike at Saddam, which I did, and now I am determined to solve the problem in the Middle East. If you help me I will act, and if not, the elections will come and I will have to focus on them.
George W. Bushtrad.:Dio mi ha detto ti colpire Al Qaida e io li colpii, e poi mi incarico di colpire Saddam, e lo feci, e ora sono determinato a risolvere il problema del medio-oriente. Se mi aiutate, agirò. se non lo fate, le elezioni arriveranno e ad esse dovrò rivolgere la mia attenzione.
Ciò che è successo ieri al senato in merito al dl sulla sicurezza è uno di questi casi.
La senatrice Binetti, fondamentalista religiosa e numeraria dell’Opus Dei, organizzazione che incoraggia pratiche autolesioniste come l’uso del cilicio, apertamente praticato dalla senatrice per sua stessa ammissione, o della disciplina, ha votato no all’articolo del dl che prevede sanzioni penali a chi pone in essere discriminazioni “fondate sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali”.
Conoscendo alcuni trascorsi omofobi della senatrice, sono dell’opinione che questo sia un voto ad personam, poiché la senatrice è avvezza a questo tipo di esternazioni, e che l’iniziativa del circolo Mario Mieli avrebbe avuto maggiori pezze d’appoggio se una legge simile fosse stata in vigore.
Carolina Lussana , leghista, non è da meno, quando ventila l’ipotesi di trovare il papa sulla sbarra degli imputati. Un leghista è l’ultima persona al mondo dalla quale mi aspetterei una motivazione del genere. Ma non erano loro così sensibili alla necessità di rispettare la nostra legge da parte dei cittadini stranieri?
Lussanda, il papa già gode di molte leggi a lui favorevoli, almeno quando si tratta della dignità dei cittadini italiani, cerchiamo di essere più seri, per cortesia.
Tuttavia il pezzo forte è stato Buttiglione, quello che si è fatto cacciare dal parlamento europeo dai suoi colleghi inorriditi, che sostiene che si voglia mettere fuori legge la morale cattolica. E Gesù disse ai discepoli, che fino alla sommità della montagna lo avevano seguito: “Andate e discriminate gli omosessuali, chiamateli froci, perseguitateli e bruciateli sui roghi. Solo così entrerete nel Regno dei Celi” … Buttiglione, dai, dai, dai, per favore … che degli effetti di questa legge potrebbe beneficiare anche Don Gelmini, parzialmente.
Tre nomination fresche fresche per il Trofeo Luca Volonté, ex aequo et bono.
Vorrei tanto che un cattolico mi rispondesse e mi dicesse la ragione per la quale sono così ossessionati dalle altrui inclinazioni sessuali, che non provocano alcun danno agli altri, a differenza di quello che hanno fatto in America e non solo.
E’ vero che durante l’Inquisizione, coloro i quali ispezionavano il corpo di una donna, in cerca dei segni della stregoneria, lo facessero leccandosi le labbra?
Il Dalai Lama a Montecitorio, ma a che titolo?
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A quale titolo dovremmo ospitare il Dalai Lama a Montecitorio?
In quanto guida religiosa?
L’attuale Dalai Lama ha proclamato Steven Seagal un tulku (una condizione paragonabile alla santità), principalmente per via dei generosi emolumenti che l’attore ha cordialmente elargito, un gesto simile alla vendita delle indulgenze.
Come leader spirituale, esercita il potere sulle varie sette buddiste tibetane e lo fa da despota, per non parlare delle posizioni prese in tema di omosessualità e aborto.
Tuttavia, se abbiamo ospitato il papa, dovremmo ospitare anche il Dalai Lama.
In quanto capo del governo tibetano in esilio?
A quanto dice Alessandro aggiungo l’endorsement allo sviluppo nucleare in India, la connivenza con la CIA, i metodi disumani adottati in Tibet (pena di morte, punizioni corporali e servitù della gleba). Dovessimo ospitarlo in quanto regnante, dovremmo dirgli, come Bollinger disse a Ahmadinejad “you exhibit all the signs of a petty dictator”.
Penso che dovremmo ospitarlo principalmente per le ragioni che ha esposto Pannella, ma il punto che voglio esporre è un altro: affinché il Tibet si liberi dal controllo Cinese, è necessario un uomo-simbolo?
Se il nostro paese volesse impegnarsi per la causa tibetana, dovrebbe necessariamente farlo attraverso il precedente monarca assoluto? Perché abbiamo sempre bisogno di avere un buono contro un cattivo?
Non voglio essere frainteso: sono totalmente a favore della causa tibetana, ma penso che ospitare o meno il Dalai Lama non debba essere uno strumento di politica estera per un Tibet libero, in particolar modo se fosse l’unico strumento adottato.



