Solidarietà ai docenti della “Sapienza”
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Il caro Giuseppe Regalzi di Bioetica mi segnala una petizione, indirizzata al Presidente della Repubblica e al Rettore dell’Università “La Sapienza” di Roma, per esprimere solidarietà ai docenti della Sapienza a difesa della laicità del sapere, per stigmatizzare il vergognoso linciaggio morale da parte della politica e dei media al quale sono stati sottoposti i docenti che hanno de facto supplito ai compiti di garanzia che spettavano al Rettore.
Riporto il testo:
Esprimiamo la nostra piena solidarietà e la nostra gratitudine ai docenti firmatari dell’appello affinché la partecipazione di Papa Benedetto XVI all’inaugurazione dell’anno accademico venisse annullata.
Apprezziamo la sensibilità del Papa per aver declinato l’invito; non altrettanto si può dire del Rettore Renato Guarini, che si è mostrato inadatto al ruolo che ricopre, incapace di tutelare la laicità dell’Università e il dialogo universale. Inadempiente alle sue responsabilità di garante, ha posto i firmatari del suddetto appello nella scomoda posizione di dover supplire ai compiti di garanzia che gli sarebbero stati propri e determinato una spiacevolissima situazione.
Siamo inoltre stupiti ed amareggiati per la superficialità con cui esponenti politici e istituzionali di primo piano, tra cui dispiace in particolar modo dover annoverare il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il Ministro dell’Università Fabio Mussi, si sono uniti al linciaggio morale cui i firmatari dell’appello sono stati e sono tuttora sottoposti.
Infine, ci dichiariamo esterrefatti dalla devastante superficialità ed incompetenza di gran parte della stampa, che si è lanciata alla ricerca dello scoop nel migliore dei casi, o della strumentalizzazione politica nel più frequente. In particolare, è stato completamente stravolto il significato dell’appello, non certo inteso a tacitare una voce e a impedire il dialogo e il confronto, ma a tutelare il profondo significato storico e morale dell’inaugurazione dell’anno accademico, la più solenne cerimonia accademica, nella quale l’università celebra la libertà del sapere universale, idealmente libera da qualunque condizionamento e patronato.
La stragrande maggioranza dei media e dei politici stanno attuando una oscena propaganda, facendo passare l’idea che l’azione degli insegnanti sia stata un illegittimo gesto di prevaricazione e censura, quando si sa che il pontefice, oltre che disporre della facoltà di parlare a reti e giornali unificati, urbi et orbi, ha spontaneamente rinunciato alla visita, per lo più per motivi di immagine.
Firmare e diffondere questo appello, esprimendo solidarietà a questi insegnanti lasciati soli contro tutti a difendere una roccaforte sempre più in pericolo è un gesto auspicabile, se non altro per amor di verità.
Lettera aperta al Rettore dell’università “La Sapienza”
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Scrivo una e-mail al Magnifico Rettore dell’Università “La Sapienza” per manifestare il mio pensiero in proposito alla visita del Papa e a questo bellissimo focolaio di lumi in uno stato che sembrava avviato all’oscurantismo, primo vagito di una nuova rivoluzione laica.
Scrivi anche tu due righe: puoi copiare il mio testo, modificarlo, citarlo, o scrivere ciò che pensi con altre parole.
L’indirizzo della segreteria del Rettore è segreteriatecnicarettore@uniroma1.it.
Magnifico Rettore,
Le scrivo in merito alla recente discussione sull’opportunità dell’intervento di Benedetto XVI di giovedì 17, al termine della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico.
Alcuni docenti, tra i quali si scorgono nomi illustri, come l’attuale presidente del CNR e il professor Giorgio Parisi, hanno sostenuto che la presenza del pontefice strida con la laicità della Scienza.
Pur sentendomi profondamente solidale con i docenti che le hanno rivolto questo messaggio, penso che, come ad Ahmadinejad è stata data la possibilità di rivolgersi al pubblico della Columbia University, è legittimo che la Sapienza conceda un simile privilegio al Papa.
Tuttavia, alla Columbia, al presidente dell’Iran che, ironicamente, è il leader di uno stato teocratico, è stata data la possibilità di esprimere il suo punto di vista, ma gli si sono anche rispettosamente rivolte delle critiche: “you exibit all the signs of a cruel and petty dictator”.
Sarà in grado La Sapienza di esprimere una figura come quella di Bolliger o verrà semplicemente subita passivamente una lectio magistralis, nella speranza che non si ripeta l’esperienza di Ratisbona, in cui il papa, ex catedra, approfittando del genius loci della città in cui già cristianesimo e islam si scontrarono violentemente, sostenne tesi che urtarono la sensibilità musulmana?
Mi permetto di farle notare che dai programmi di scienze delle scuole medie, la teoria di Darwin sull’evoluzione della specie è “miracolosamente” scomparsa. Non crede che ospitare chi promuove idee balorde come il creazionismo, influenzando anche i curricula scolastici italiani, non meriti, per lo meno, un contraddittorio?
Uno scienziato si accosta alla ricerca della verità perché esperisce, verifica, tenta di invalidare, confronta i propri risultati con quelli altrui e, se giunge a nuove scoperte, rivede le proprie teorie e ricomincia. Un uomo di fede presume di conoscere la verità perché l’ha letta su un libro scritto almeno quindici secoli or sono, e tenta di proporcele come sante e indiscutibili.
La religione contrasta attivamente la scienza, non solo promuovendo ignoranza, ristrettezze di vedute e attitudine a non cambiare idea in virtù di questi testi sacri di popolazioni primitive, ma anche a livello politico, ingerendo sui programmi scolastici, sulle nomine del personale docente, sulle regolamentazioni relative alla ricerca (staminali, clonazione, embrioni, etc.). Non pensa che, avendo questa importante occasione di confronto, non sia il caso di porre al pontefice alcune domande in proposito?
Le idee di Benedetto XVI su Galileo, anche se fanno rabbrividire, mi preoccupano meno delle sue idee su Darwin: le scienze bio-mediche mi toccano più da vicino di quanto non lo facciano i massimi sistemi. Non pensa che a molti scienziati che si onorano di far parte del personale docente dell’Ateneo prema chiedere al Papa spiegazioni in merito?
Mi permetta di concludere questa mia lettera con una breve considerazione personale. Lei sostiene che il papa debba essere accolto come messaggero di pace.
Gran parte delle guerre che l’Uomo ha dovuto vivere, sono state dettate o esasperate per mezzo della religione. Non mi sto riferendo solo alle crociate o a eventi lontani nella storia, ma anche alle ultime guerre: Jugoslavia, Irlanda, Palestina, Libano (gli uomini della Falange erano cattolici), Israele, etc.
Gli attentatori delle torri gemelle erano dei fedeli. Lei mi dirà che erano fondamentalisti. Ma chi è che promuove il fondamentalismo in prima istanza? Non pensa che educare un individuo, fin da quando è un bambino senza lo scudo della capacita critica, a credere senza verificare, a essere saldi nella fede anche di fronte a qualsiasi evidenza contraria, a compiacere la divinità credendo strenuamente alla Sua parola, scritta nei sacri testi, non sia il primo necessario passo sulla via del fondamentalismo?
Voltaire diceva: “Chi riesce a farci credere a cose assurde, riesce anche a farci compiere azioni atroci”.
Gli attentatori delle torri gemelle, da bambini, non vennero educati da un fondamentalista, ma da un moderato insegnante “mainstream”, il quale spiegò loro che a chi muore martire spettano 72 urì, e loro continuarono a crederci.
Tags: Benedetto XVI, cattolici, creazionismo, fede, fondamentalismo, papa, Ratzinger, religione, roma, vaticanoGay Pride e partito democratico: non possumus
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Sono amareggiato da tutti i distinguo provenienti da sinistra relativi al Gay Pride di Sabato.
Non credo che saluterò con gioia la nascita del partito democratico, se le posizioni di cattolici militanti saranno così rilevanti da impedire un forte, sentito, fermo e positivo sostegno da parte della sinistra a manifestazioni come quella di Sabato.
La destra è da sempre sorda e cieca di fronte ai legittimi diritti rivendicati dagli omosessuali. Peccato non sia anche muta, anzichè prodursi nel dichiarare stupidaggini e volgarità, al di là di una eccezione, l’unica che abbia mai conosciuto.
Se anche la sinistra comincierà a dimenticarsi del proprio passato di attenzione ai diritti dei più deboli per compiacere un potere forte come la chiesa, si aprirà una ferita nella società e un profondo senso di disorientamento coglierà chi conta sulla laicità dello stato come uno dei principi cardine della democrazia.
La democrazia, per definizione, è aperta a molte verità. Se una verità prevale sull’altra, se accettiamo che uno stato estero imponga la propria verità a scapito di chi, come il popolo del Gay Pride, scende in piazza in centinaia di migliaia per chiedere diritti elementari a lungo negati, il costituendo partito, manca di un elemento fondamentale per potersi definire democratico: la non organicità a poteri alieni allo stato.
A fronte dell’idea che esistano “temi non negoziabili” riguardo ai quali i parlamentari debbano “agire da cinghia di trasmissione” di voleri supremi, o, più prosaicamente, di chi se ne autoproclama unico interprete, a fronte di invasioni di campo come il famoso “spartiacque che inevitabilmente peserà sul futuro della politica italiana“, pessimo lapsus che rivela la certezza e la consapevolezza di poter “pesare”, a fronte di ciò che non possunt et numquam poterunt è necessario affermare inequivocabilmente ciò che non potrà essere accettato entro i confini di un partito che deve essere, per definizione e per cultura politica, laico.
Invito fin d’ora gli iMille a esprimere il loro non possumus laico.
Il partito democratico non potest:
- Soprassedere su diritti fondamentali come quello di potersi creare una famiglia a prescindere dal proprio orientamento sessuale
- Accettare verità dogmatiche come inconfutabili o incontrovertibili, poichè la democrazia è continua ricerca del bene comune
- Tollerare nè privilegi, nè fenomeni di discriminazione dovuti a religione, orientamento sessuale, colore, lingua, opinione politica, origine: siamo tutti uguali, come predicava un grande rabbi/buddah/messia/profeta/uomo
Per favore, pronunciatelo.
Tags: cardinale_ratzinger, cattolici, chiesa, chiesa-cattolica, coppie-di-fatto, dico, famiglia, gay_pride, imille, joseph_ratzinger, papa_benedetto_xvi, partito-democratico, roma, vaticanoWelcome back, mr. President
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Non capisco coloro i quali stigmatizzano le manifestazioni di protesta rivolte al presidente degli Stati Uniti durante la sua visita a Roma. E’ stato legittimo manifestare, per chi lo ha fatto pacificamente. In uno stato libero e democratico godiamo tutti della facoltà di scendere in piazza e far sentire la nostra voce riguardo a tutto ciò che non ci piace e che vogliamo cambiare. Anzi, questa libertà garantisce pace sociale e fa intimamente parte della democrazia.
In malafede è chi dice che quella di ieri è stata una manifestazione antiamericana poiché è stata innanzitutto e quasi totalmente una legittima protesta nei confronti di un presidente e della sua politica impresentabile.
Non molti anni fa in Italia venne Bill Clinton, e ancora ricordo quelle scene viste in tv del presidente che veniva salutato dalla folla, che stringeva mani, che, perfettamente a suo agio, si faceva riprendere per la strada con un gelato o mentre mangiava la pizza. Era davvero benvenuto e da quelle immagini era evidente il calore e la simpatia che la gente provava per lui.
Non ricordo di alcuna contestazione, almeno non così massiccia.
Gli eventi di ieri traggono origine da più elementi, tra i quali una figura di Presidente che non voglio nemmeno commentare ma, più in generale, da un clima di contrapposizione permanente che in Italia non si può negare esista e che molti irresponsabili continuano ad alimentare.
Questo elemento è ciò che più mi preoccupa. Mi preoccupa vedere Berlusconi fatto oggetto di lancio di uova e mi preoccupa ancora di più che egli risponda ai contestatori saltellando e cantando “chi non salta comunista è“, come il più guitto dei provocatori. Questa operazione sociale (uso questo termine non a caso) è in atto ormai da molti anni, ma ora ho l’impressione che la situazione stia precipitando; ho l’impressione che la tensione sociale sia alta, troppo alta, troppo spesso.



